Pubblicità regresso

Abbiamo recentemente appreso – con grande interesse e piacere – che il Comune di Vignola, accanto alle tradizionali forme di comunicazione istituzionale, si dedica con successo alla promozione pubblicitaria. fa un pò meno piacere notare come tali (presunte) pubblicità siano realizzate in maniera occulta e mascherate (male a dire il vero) da semplici comunicati stampa.E’ il caso del comunicato 97/2006, grazie al quale siamo stati informati della reperibilità, presso una nota catena di Ipermercati, delle tradizionali ciliegie di Vignola confezionate in appositi ed innovativi sacchetti “salvafreschezza”, nati da un progetto che vede, tra i vari soggetti coinvolti, lo stesso Comune di Vignola.Sia chiaro: è assolutamente normale e legittimo che un ente pubblico comunichi attraverso i propri organi le iniziative che lo vedono direttamente o indirettamente coinvolto.
E’ da ritenere però profondamente scorretta e poco rispettosa del cittadino la modalità con cui è stata realizzata questa comunicazione. Basta dare una breve lettura al comunicato per notare subito che non si tratta di una semplice comunicazione tesa a fornire un’informazione istituzionale, ma piuttosto di un vero e proprio spot che fa uso dei classici meccanismi di comunicazione pubblicitaria: analitica elencazione dei soggetti coinvolti (ripetuta assiduamente nell’arco di poche righe), esaltazione delle qualità del prodotto e del lavoro di progettazione in termini eccessivamente entusiastici e decisamente poco neutrali. A far sospettare ulteriormente circa il carattere pubblicitario occulto è il costo del prodotto finale.
Viene legittimamente da domandarsi, a riguardo, se tale prodotto sia stato concesso gratuitamente o i relativi costi caricati sul consumatore (magari mascherati all’interno del prezzo finale delle ciliegie).Potrebbe dunque trattarsi di un messaggio pubblicitario potenzialmente lesivo del principio di concorrenza tra imprese emesso – ed è questa la cosa grave – non da un’agenzia pubblicitaria ma dall’ufficio stampa di un organo istituzionale. Quest’ultimo, ai sensi della legge 150/2000, è formato da personale iscritto all’Ordine dei Giornalisti, per cui dovrebbero valere gli stessi principi validi per la categoria giornalistica, tra cui l’obbligo di garantire un’informazione corretta e trasparente.Anche il TAR si è espresso in questa delicata materia. La sentenza 8919/2003 specifica, infatti, che la natura pubblicitaria di una comunicazione riposa sulla circostanza della presenza “di uno scopo di promuovere la vendita di beni […] oppure la prestazione di opere o servizi” (art. 2, c. 1°, lett. a del d.lgs. n. 74/1992), fine che è evidentemente incompatibile con quello, tipicamente giornalistico, di fornire un’informazione obiettiva. Pertanto, ricadono nell’ambito del divieto di pubblicità occulta tutte le ipotesi di pubblicità tradizionalmente denominata “redazionale”, la quale si riviolge al pubblico con le ingannevoli sembianze di un normale servizio giornalistico, apparentemente rinconducibile ad una disinteressata scelta della redazione.
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Pubblicità “occulta”
E’ evidente che il comunicato fa un’ottima pubblicità al Gruppo Fabbri (che, onestamente non ne ha bisogno) e alle ciliegie di Vignola. Pubblicizzare queste ultime come prodotto vignolese tipico lo trovo molto azzeccato anche attraverso gli organi di comunicazione dell’amministrazione in quanto si tratta di portare al pubblico uno dei nostri migliori “frutti”. Trovo meno corretto utilizzare le istituzioni comunali per reclamizzare un’ impresa privata; si tratta di vedere se siamo di fronte a un giochino programmato dalle parti interessate del tipo do ut des: nel qual caso saremmo di fronte a un caso di pubblicità occulta che poi tanto occulta non è…pensate al sito del comune di Bologna che pubblicizza le nuove confezioni del latte Granarolo!
Sante subito!
Non è la prima volta che le amministrazioni cercano pubblicità, basta dare un’occhiata a questo articolo dal sito web di Repubblica:
http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/calabria-comune-sul-lastrico/calabria-comune-sul-lastrico/calabria-comune-sul-lastrico.html
Quello che salta agli occhi è piuttosto il modo con cui si ingigantiscono questi eventi, presentati come provvidenziali e sintomo di una presunta vocazione civile delle aziende, quando invece se stringono legami di tal genere con le amministrazioni è solamente per ragioni meramente economiche.
Alla faccia del libero mercato e della neutralità delle amministrazioni, al contrario, sono santificate le ditte amiche del Comune.
La prossima volta almeno potrebbero srotolare un telo fuori dal Municipio (magari con l’effigie del titolare dell’azienda) come fanno per le proclamazioni dei santi in Vaticano!