“Lessico per un’Italia civile”, il dizionario della politica del 2000

Sulla politica esistono libri scritti da giornalisti, o sedicenti tali, scritti sui tavoli di ciliegio (ma è solo un esempio…), istant-book senza arte nè parte che escono ogni fine anno, un po’ come le agende per l’anno successivo, e che hanno il loro stesso vuoto contenuto: incursioni (non richieste) nel privato dei politici e chiacchiericcio uniti a una malcelata quanto ridicola ambizione da parte dei loro autori di assumere le vesti dei benefattori che promuovono il dialogo fra le parti, quando invece generano solo un’incredibile confusione e soprattutto lasciano artatamente in un comodo indistinto le diverse posizioni politiche.

Altri libri di politica, invece, ostentano un’elevazione iperuranica rispetto alla realtà e sono infarciti di citazioni, spesso improbabili, nel tentativo di magnificare la cultura dei loro autori: questi ultimi sono politici, che sperano di farsi vedere partecipi dei problemi che pensano siano della gente, ma anche sociologi e politologi che non si limitano a scrivere del loro settore, ma vogliono assurgere al rango di tuttologi, dalla risposta sempre pronta e ispirata su qualsiasi argomento, accattivanti per le masse che vogliono stupire, ma che in realtà si dimostrano professionisti del nulla.

Questo libro no.

Lessico per un’Italia civile è una sorta di dizionario formato da 42 voci che rappresentano un indispensabile strumento per affrontare le più importanti questioni politiche della modernità con cognizione di causa, derivato dalla sapienza del grande storico Paolo Prodi.

Qui le citazioni sono solo quelle necessarie per esemplificare e creare originali collegamenti con tutto quanto  si va dicendo, sempre dispiegato in un linguaggio comprensibile davvero a tutti i tipi di lettori, non solo alla ristretta cerchia degli addetti ai lavori, per i quali, al contempo, rappresenta un’opera di grande interesse e di ottimo livello.

Si spazia dalla politica alla società, dall’etica alla religione negli interventi su ‘Embrione’, ‘Esercito’, ‘Europa e Occidente’, ‘Fannulloni’, ‘Laicità’, ‘Papa’, ‘Partito’, ‘Populismo’, ‘Produttività’, ‘Pubblico e privato’, ‘Regime’, ‘Scuola pubblica’, ‘Silenzio dei teologi’, ‘Sindacato’, ‘Tasse’, ‘Università e cultura’, ‘Università e riforme’ e vari altri temi.

Il punto di forza del volume è rappresentato dal fatto che i grandi temi del presente sono analizzati da una prospettiva storica, che li decontestualizza dell’attualità spicciola e miope, e dalle sue conseguentemente sterili polemiche, per essere sviscerati nella loro vera e profonda dimensione, solamente in questo modo risultando utili per prevederne le implicazioni future.

Il volume offre un apparato di note al testo curatissimo e ben documentato, sempre ed interamente volto ad una efficace comprensione e migliore spiegazione dei concetti espressi dal grande storico, ricchissimo fra l’altro di rimandi a pagine web per approfondire ancor più gli argomenti trattati.

Le note, e l’intero libro, sono a cura di Piero Venturelli, del quale è presente nell’apertura del volume una lunga conversazione col Prof. Prodi.

Il libro sarà presentato da Paolo Prodi in un incontro col pubblico nella serata conclusiva di FestUnità – Arena Parco Nord – Bologna assieme ad Alfredo Reichlin e Nando Dalla Chiesa il 22 settembre 2008 alle ore 21.00.

Per chi volesse, l’incontro si potrà comodamente seguire in diretta video qui.

Ecco, intanto, un florilegio dai testi del libro:

«Non basta rivendicare maggiori sovvenzioni per la cultura. Ci si riversa nelle manifestazioni e nei festival della più varia natura: accorrono spesso moltitudini, ma sono per lo più fuochi di paglia che ottengono effetti – quando va bene – solamente sul piano turistico. Nelle arti figurative si moltiplicano le mostre tematiche, che sono fondate sul turismo che insegue un qualche capolavoro portato in giro per il mondo: chiuso l’evento, non rimane alcun risultato culturale […] Si tende a finanziare sempre meno le strutture e i laboratori stabili, dove si produce la ricerca libera, sia nei settori umanistici sia in quelli scientifici, e a sovvenzionare direttamente solo ricerche finalizzate o per “progetti”».

«Appaiono indispensabili [in Italia] soprattutto una scuola e una società che riescano ad acchiappare le intelligenze prospettando non l’ideale di una collettività in cui uno si esibisce e migliaia ascoltano, ma il modello di un popolo in cui tutti possono essere creativi secondo le loro doti».

«Sono persuaso che la città occidentale (nei suoi sviluppi, fino allo Stato di diritto) e che l’Europa stessa si siano potute sviluppare nella misura in cui la distinzione tra la sfera del sacro e la sfera del potere ha permesso non solamente la crescita di un dualismo istituzionale, di una tensione dialettica tra Stato e Chiesa, ma la stessa laicizzazione della politica».

«Vi è un’equivalenza sostanziale tra il fondamentalismo islamico (che nasce dal fatto che l’Islam si è staccato dal Cristianesimo dei primi secoli proprio per il suo rifiuto della Chiesa e per l’identificazione del potere politico con quello religioso) e il fondamentalismo dei cristiani settari (che fanno coincidere Dio con la patria ed anche con la democrazia da imporre a tutto il mondo)».

«La contrapposizione tra una scuola statale e una scuola privata, comprensibile sino a qualche decennio fa, ora non ha più alcun senso: se non vogliamo trovarci tra pochissimo con un Paese a pezzi, in cui ciascuna cultura si chiuda nel suo ghetto (scuole cattoliche, evangeliche, laiche, musulmane ecc.), dobbiamo capire che la scuola costituisce una parte fondamentale di quel nostro “bene comune” che siamo tenuti difendere non già per imporre una cultura di Stato, quanto piuttosto per salvare la nostra convivenza nelle future generazioni».

«Guardando con l’occhio dello storico, la prima cosa da fare è tenere ben presente che sia il regime fascista sia quello nazista sia quello comunista (il comunismo di Stato, l’unico che si è realizzato concretamente) non esistono più e, dunque, è sbagliato evocarli per spiegare la realtà odierna; possono sopravvivere, naturalmente, dei ruderi di questi regimi, ma sono – appunto – ruderi. […] non si devono presentare quei regimi come spauracchi di fantasia per l’oggi, quando gli stessi eredi di quei regimi hanno rinnegato esplicitamente e sostanzialmente il loro passato. Mi sembra dannoso, in quanto il pericolo viene da un’altra parte e, se si guarda dalla parte sbagliata, possiamo essere colti di sorpresa sul piano culturale e sul piano politico da minacce che non percepiamo. Si continua a gridare: “Al lupo, al lupo!”. Ma il lupo ha cambiato pelle e si è mutato in un qualcosa di profondamente diverso».

Lorenzo Costanzini


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Un commento

  1. Buonasera,
    pensate di esprimervi in merito al fatto che il Sig. Venturelli, capo dei vigili di Vignola, è stato indagato in quanto responsabile delle gare d’appalto truccate per i fotored?
    Tutto ciò a distanza di poco tempo dalla destituzione del precedente capo dei vigili sig. Ruggeri mi da molto da pensare.

    MA ADANI DOV’È?

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