Caldo sul lavoro, malore fatale: prevenire è un dovere
1) Un malore fatale mentre lavorava all’aperto.
Nel pomeriggio di giovedì 27 agosto 2026, a Pianoro, un giardiniere di 46 anni è morto dopo essersi sentito male mentre lavorava nell’area verde di un’abitazione privata. Era dipendente di un’azienda di giardinaggio e stava ripristinando una pavimentazione.
L’allarme è scattato intorno alle 17.10. Sul posto sono intervenuti il 118 e i carabinieri, ma i tentativi di rianimazione non sono riusciti a salvarlo.
Le prime ricostruzioni indicano che le temperature elevate potrebbero avere contribuito al malore. Non risulta però accertato un nesso causale: parlare già di morte provocata dal caldo significherebbe trasformare un’ipotesi in una conclusione medica che, al momento, non abbiamo.
2) Il rischio caldo non dipende soltanto dal termometro.
Questa tragedia richiama comunque un pericolo reale. L’Inail spiega che lo stress termico dipende dalla combinazione di temperatura, umidità, irraggiamento solare, ventilazione, intensità dello sforzo, abbigliamento e condizioni individuali. Chi svolge attività fisica all’aperto è particolarmente esposto.
Secondo la guida dell’Inail sul caldo e la radiazione solare, tra i segnali che possono precedere un colpo di calore ci sono sete intensa, debolezza, vertigini, mal di testa, nausea, crampi muscolari e confusione. Riconoscerli presto può fare la differenza.
3) In Emilia-Romagna esiste un divieto nelle ore più rischiose.
Dal 3 giugno al 15 settembre 2026, nei giorni in cui la previsione segnala un rischio «Alto», l’ordinanza della Regione Emilia-Romagna vieta il lavoro con esposizione prolungata al sole dalle 12.30 alle 16 nei settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili, nei piazzali della logistica, nelle cave e per i rider che consegnano con mezzi a pedalata.
Il livello si controlla sulla mappa Worklimate, selezionando la località in cui si svolge il lavoro. L’applicazione del divieto a un singolo caso dipende però dall’attività effettivamente svolta, dal settore, dall’esposizione e dal livello di rischio previsto per quel luogo e quel giorno. Senza questi elementi non è corretto affermare se l’ordinanza sia stata violata nell’episodio di Pianoro.
4) La tutela non comincia e non finisce con l’ordinanza.
Anche quando il divieto regionale non si applica, il datore di lavoro deve valutare e gestire tutti i rischi per la salute e la sicurezza, compreso quello legato al microclima e alle temperature estreme. È un obbligo che deriva dal Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, non una gentile concessione.
La prevenzione richiede misure organizzative concrete:
- programmare i lavori più pesanti nelle ore più fresche;
- garantire acqua potabile facilmente accessibile e pause regolari;
- predisporre zone ombreggiate o fresche per il recupero;
- favorire l’acclimatazione graduale di chi riprende il lavoro dopo un’assenza;
- formare lavoratori e preposti per riconoscere subito i sintomi;
- evitare che una persona lavori da sola nelle condizioni più critiche.
Sul piano dei diritti individuali ho spiegato più in dettaglio che cosa può fare un lavoratore quando il caldo rende pericolosa l’attività su Avvocati dal volto umano.
5) Cosa fare davanti ai sintomi di un colpo di calore.
Debolezza improvvisa, confusione, perdita di coordinazione, pelle molto calda o alterazione dello stato di coscienza richiedono una reazione immediata. Non bisogna aspettare che la persona «si riprenda da sola»:
- interrompi subito il lavoro e chiama il 112;
- porta la persona in un luogo ombreggiato e fresco, se puoi farlo in sicurezza;
- allenta o rimuovi gli indumenti non necessari e favorisci il raffreddamento;
- non lasciarla sola mentre attendi i soccorsi;
- non darle da bere se è confusa, non è pienamente cosciente o non riesce a deglutire.
Queste indicazioni non sostituiscono l’intervento sanitario: servono a guadagnare tempo e a non peggiorare la situazione.
6) Una responsabilità concreta anche a Vignola.
Anche a Vignola il caldo estremo riguarda giardinieri, addetti ai cantieri, agricoltori, manutentori, corrieri e molte altre persone che lavorano all’aperto o in ambienti non climatizzati. Imprese, committenti e lavoratori devono consultare le previsioni, riorganizzare orari e carichi e fermarsi quando le condizioni diventano pericolose.
La prevenzione non è burocrazia da compilare dopo un incidente. È la decisione presa prima: spostare un turno, aggiungere una pausa, mettere a disposizione acqua e ombra, affiancare chi lavora e accettare che una consegna possa attendere. Nessun lavoro vale una vita.
7) Passa all’azione.
Per il tuo appuntamento con me, chiama il numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro, anche a distanza.
Vignola è casa: conoscerla meglio significa viverla meglio.
Hai vissuto difficoltà legate al caldo sul lavoro o vuoi segnalare una buona pratica? Raccontamelo nei commenti: rispondo volentieri.
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