Le proposte di CNA, LAPAM, CONFCOMMERCIO e CONFESERCENTI

Valutazioni e proposte degli imprenditori per le elezioni amministrative del Giugno 2009

L’ECONOMIA OLTRE LA CRISI

RIVOLTE AI FUTURI AMMINISTRATORI da:
Artigianato, commercio, turismo, terziario
e piccole imprese MODENESI

INDICE DEGLI ARGOMENTI

Pag. 2: premessa
pag. 4: competitività del territorio
pag. 5: federalismo e semplificazione burocratica
pag. 6: territorio e infrastrutture
pag. 7: ambiente e sostenibilità
pag. 9: insediamenti, edilizia, costruzioni
pag. 10: le società multiservizi modenesi
pag. 11: politiche finanziarie a sostegno delle imprese
pag. 11: politiche sociali, sanitarie e di welfare
PAG. 12: FORMAZIONE, SCUOLA, UNIVERSITÀ
PAG. 14: FINANZA LOCALE E SERVIZI
PAG. 15: COMMERCIO CENTRI STORICI E TURISMO
PAG. 18: SICUREZZA E CULTURA DELLA Legalità
PAG. 20: CONCLUSIONI

PREMESSA

Le valutazioni e le proposte rivolte ai candidati alle prossime elezioni amministrative non possono prescindere dallo scenario economico innescatosi a partire dal settembre 2008.
Un evento epocale che ha portato ad un rapido e profondo deterioramento della situazione economica mondiale al quale non è sfuggito il nostro territorio.
Oltre agli aspetti economici, la situazione è resa ancora più grave dal clima di incertezza che ha minato la fiducia di imprese e cittadini: ogni previsione sulla durata e l’entità di questa crisi si è rivelata sino ad oggi inaffidabile.
In questo contesto l’economia modenese, più di altre dipendente dall’andamento del commercio internazionale, risente in misura maggiore della negativa situazione congiunturale un po’ in tutti i settori, in particolare per la meccanica – che nel primo bimestre 2009 ha fatto segnare cali di fatturato ed ordini del 60% – i beni d’investimento, l’edilizia e il suo indotto (pensiamo alla ceramica), il tessile.
Relativamente alla dinamica dei consumi, lo scenario nazionale riferito all’ area geografica del Nord Italia nel 2008 registra una sostanziale tenuta dei consumi rispetto al 2007. Purtuttavia se analizziamo più nel dettaglio l’ andamento, emerge che aumentano le vendite nei discount e  nei grandi magazzini, mentre diminuiscono significativamente nelle piccole e medie imprese. Uno scenario che trova conferma anche  nella nostra provincia relativamente all’ andamento dei ricavi delle imprese del commercio e servizi che, già dal 2007, avevano registrato un calo del 5,2 per cento rispetto al 2006, tendenza che nel 2008 è stata confermata con un’ulteriore contrazione del 10,1%. Nei primi mesi dell’anno in corso il trend, già negativo, è in ulteriore deciso peggioramento.
Questa difficoltà si rispecchia nel mercato del lavoro: a marzo, nella nostra provincia il ricorso alla Cig è aumentato del 118,5% rispetto allo stesso periodo del 2008 e del 92,1% rispetto al mese precedente.
Non meno eclatante è il ricorso agli enti bilaterali, a cui possono accedere le aziende che volontariamente hanno versato i relativi contributi: ad esempio il dato EBER  nel primo trimestre 2009 registra che le sospensioni dal lavoro hanno riguardato 2.275 dipendenti per 501 imprese.
Tra le imprese dei servizi e del commercio registriamo un calo delle assunzioni; solo i settori del turismo e dei pubblici esercizi mantengono nel 2008 inalterato il numero di assunzioni rispetto agli anni precedenti.

In questo quadro è indubbio che il governo della crisi e l’individuazione delle soluzioni impongono scelte su vasta scala, in una dimensione internazionale per avviare politiche coordinate di intervento nel mercato finanziario e a sostegno dell’economia.

E’ inoltre indispensabile, un cambio di passo della politica nazionale. La  drammaticità della crisi richiede risorse aggiuntive che riteniamo debbano essere convogliate prioritariamente in alcune aree d’intervento quali:

– investimenti sulle infrastrutture, dando assoluta priorità a quelle opere in grado di sostenere la competitività dei territori, a partire da quelle immediatamente cantierabili;
– sostegno ai distretti produttivi, soprattutto relativamente alle P.M.I., puntando decisamente sull’innovazione, indispensabile per affrontare la crisi, ma anche per avviare la ripresa;
– riforma urgente degli ammortizzatori sociali, da destinare a tutti coloro che, al di là del tipo di contratto e della tipologia d’impresa, perdono il lavoro;
– una riforma fiscale che, intervenendo contestualmente sia sulle aliquote IRPEF sia sul sistema delle detrazioni, con priorità ai redditi medio bassi, sostenga il potere di acquisto e rilanci i consumi;
– alla luce della revisione straordinaria degli Studi di settore per l’anno 2008,  ed in attesa di conoscere l’impatto che avranno gli studi di settore per aree territoriali,chiediamo comunque una rateizzazione non onerosa del pagamento delle imposte;
– accesso al credito – vitale, soprattutto per le PMI – da perseguire attraverso l’individuazione di strumenti  di controllo sul sistema bancario.
Si tratta, peraltro, di politiche declinabili anche a livello locale.

Le Associazioni di Categoria, hanno ritenuto opportuno focalizzare l’attenzione su problemi e temi di pertinenza delle imprese, lasciando ad altre elaborazioni le tematiche a carattere  più generale.
Tale scelta è giustificata anche dal fatto che proprio  nell’attuale  contesto economico occorre sostenere il mondo delle piccole e medie imprese, come volano per l’economia in grado di sviluppare e garantire le politiche di welfare che da sempre caratterizzano il nostro territorio.

Come Associazioni economiche riteniamo di fondamentale importanza mantenere   con gli  Enti Locali  un confronto costante sui principali temi di interesse territoriale.
Il modello delle Consulte economiche ha consentito di sviluppare un efficace confronto con i Comuni modenesi.
Riteniamo che questa esperienza significativa , debba evolvere verso forme più approfondite di analisi  e di monitoraggio delle situazioni economiche dei territori.

Alla luce dell’attuale situazione congiunturale, riteniamo  che le consulte economiche, possano esercitare  anche il ruolo di “Osservatorio Economico”  permanente  per definire  indirizzi e programmazione  su area vasta.

Riteniamo che i confronti ed il coinvolgimento sulle scelte con le rappresentanze delle imprese, debba tenersi   su dimensioni sovracomunali i superando i localismi che spesso hanno caratterizzato i confronti con gli enti locali.

COMPETITIVITA’ DEL TERRITORIO

Diventa, quindi, fondamentale agire in una prospettiva di più ampio respiro, mettendo in campo scelte in grado di ripensare il territorio ed il sistema economico per guardare  oltre la crisi.
Innanzitutto, occorre recuperare pienamente il concetto di competitività territoriale valorizzando in una logica sistemica l’intero capitale di cui il territorio dispone: capitale economico, sociale, ambientale, intellettuale e umano. Ed è esattamente con questo approccio che occorre pensare ad un progetto di marketing territoriale che superi le visioni campanilistiche che hanno caratterizzato anche  la nostra Provincia.
Sul versante dell’innovazione apprezziamo il ruolo di DEMOCENTER e della rete per il trasferimento tecnologico messa a punto in questi anni, così come sosteniamo la scelta del TECNOPOLO per l’innovazione della Provincia di Modena nell’ottica di un avvicinamento del mondo della ricerca alle PMI modenesi.
Da ciò vanno attivati alcuni ambiti di azione, sicuramente non esaustivi, ma che assumono, a nostro avviso valenza prioritaria.
l’identificazione  di un coordinamento strategico su scala provinciale per lo  sviluppo e la promozione del territorio che parta dalla centralità delle esigenze del mondo imprenditoriale con l’obbiettivo di affermare un “Marchio Modena” che dovrà/potrà avere le opportune e necessarie tematizzazioni settoriali pur all’interno di un quadro di obbiettivi dell’intero territorio.
Occorre favorire una più stretta collaborazione tra imprese, Università, Centri di ricerca per lo sviluppo di nuovi progetti, tecnologie e per meglio sostenere l’innovazione che sempre più deve produrre valore aggiunto per l’intero tessuto economico.
Il sistema della formazione professionale deve meglio finalizzare le proprie scelte in funzione dell’innovazione e della competitività dell’impresa.
La mobilità delle persone e delle merci è oggettivamente fattore strategico per il   territorio. Occorre quindi investire sul recupero d’efficienza del trasporto pubblico locale; valorizzare le opportunità derivanti dal raddoppio del numero di binari a seguito della attivazione della linea ad Alta Velocità; realizzare nei tempi previsti le infrastrutture necessarie e già programmate (Cispadana, Assi di penetrazione della montagna, collegamenti con lo Scalo Merci di Marzaglia, bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo).
Continuare l’azione di sostegno alle imprese, in forma singola e aggregata, in quel processo d’internazionalizzazione che, nella prospettiva della ripresa degli scambi e dell’export, costituisce una grande opportunità per la nostra economia.

FEDERALISMO E SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA

E’ stata approvata recentemente la legge sul federalismo, riforma attesa da tutto il sistema economico, rispondente ad aspettative ed esigenze reali di razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica.
Deve essere chiaro sin d’ora che a regime, la riforma federale non dovrà comportare, con lo spostamento di gettito dal centro alla periferia, un aumento della pressione fiscale per imprese e cittadini.  Nello stesso tempo chiediamo che il federalismo non appesantisca ulteriormente la burocrazia, che già oggi costituisce uno dei maggiori freni allo sviluppo economico. E’ il caso non solo delle amministrazioni locali, ma anche dei più disparati enti pubblici.
Non parliamo solo di un aspetto formale, ma sostanziale, perché la burocrazia costa, sia in  termini di spese dirette che indirette.
È’ stimato che ogni anno le imprese sprechino circa 15 miliardi di €., pari ad un punto di PIL, per gestire i rapporti burocratici verso la pubblica amministrazione. Il peso maggiore di questa burocrazia pari a 11,3 miliardi ricade sulle microimprese (fino a 9 addetti).
E’ significativo sottolineare che in ambito di Comunità Europea si registrano dal 1998 al 2007 tendenze al calo del peso della burocrazia (costo della macchina burocratica pubblica), con l’unica eccezione dell’Italia ancora in incremento di spesa.
Media Europea     – 0,5
Germania        – 1,4
Spagna        – 0,6
Francia        – 0,5
Italia            + 0,2
La semplificazione amministrativa con la conseguente  riduzione  delle procedure burocratiche deve, quindi, diventare una priorità della Pubblica Amministrazione. Così come è necessario ripensare alla funzionalità degli Sportelli Unici, che ad oggi, non hanno dato i risultati sperati.
E’ di difficile comprensione, ad esempio, l’utilizzo di modulistiche differenti per l’apertura di una medesima attività, o l’adozione, a distanza di pochi chilometri, da parte di comuni limitrofi, di diversi regolamenti su casistiche analoghe.
Questa situazione rende difficile il compito di chi, come le associazioni economiche, investe risorse per creare sistemi che consentono di ridurre i tempi della burocrazia.
Vi è quindi l’ esigenza di creare un maggiore coordinamento tra i diversi Comuni, in raccordo con la Provincia.
Da qui occorre un ulteriore impegno: l’organizzazione degli Enti Locali va costruita avendo come obiettivo primario l’efficacia e l’efficienza per cittadini ed imprese. Anche la scelta delle Unioni e Associazioni comunali, deve garantire semplificazione e non trasformarsi in una sovrapposizione di funzioni.
A tal proposito, nel quadro di un coinvolgimento diretto delle Associazioni di Categoria, la possibile sperimentazione di forme di servizio che identifichino le stesse Associazioni quali soggetti di erogazione diretta, può risultare un ulteriore semplificazione; semplificazione che deve attuarsi anche nel riordino delle funzioni istituzionali.

Da questo punto di vista, la Legge Regionale che regolamenta tale materia, che prevede la riduzione del numero delle Comunità montane, l’incentivazione alla aggregazione in Unione dei comuni minori e il superamento delle Agenzie di ambito (AMO, per la mobilità e ATO per ambiente e rifiuti) – rappresenta un utile contributo in questa direzione. Si tratta, infatti, dell’occasione per un’effettiva razionalizzazione delle risorse e delle competenze di vari Enti ed Istituzioni. Soprattutto, è l’occasione per porre concretamente in pratica i concetti di sussidiarietà e complementarietà necessari per definire “chi fa che cosa” senza sovrapposizioni amministrative, riducendo in questo modo la spesa pubblica.

TERRITORIO  E  INFRASTRUTTURE

La mobilità con l’annesso sistema dei trasporti , quindi il rinnovamento e la riqualificazione delle infrastrutture a servizio del territorio, rappresenta sicuramente un tema centrale per il supporto delle politiche di sviluppo  e di rilancio dell’economia provinciale.
Il nostro territorio, soprattutto con il passaggio di competenze alla Regione e alla Provincia, ha fatto passi avanti nella modernizzazione delle infrastrutture. Rimane, però, ancora tanto da fare.
Le scelte infrastrutturali contenute nel DUP (Documento Unico di Programmazione) recentemente approvato dalla regione, risultano convincenti e condivisibili, purtuttavia, è determinante il rispetto della programmazione prevista. Nel corso degli ultimi anni le Associazioni imprenditoriali sono intervenute più volte a sostegno e della realizzazione di opere fondamentali per migliorare la mobilità di merci e persone, così come i flussi di informazioni attraverso lo sviluppo delle reti telematiche.
Autostrada Cispadana, raddoppio ferroviario della Bologna Brennero, Pedemontana, sono tutte opere di grande rilevanza in via di progettazione e successiva esecuzione(Cispadana), realizzazione avanzata ( Bologna Brennero) o completamento (Pedemontana). Come associazioni abbiamo ritenuto queste infrastrutture prioritarie in un’ottica di interesse generale per consentire alle imprese ed ai territori di fare un salto di qualità nel collegamento strategico alle grandi direttrici di traffico.
Il nodo intermodale dello Scalo ferroviario di Marzaglia, così come la bretella Campogalliano Sassuolo e tutta la sistemazione del Casello di Modena Nord e le connessioni alla Via Emilia, rappresentano una sfida per il mondo imprenditoriale e per la politica nei prossimi anni, che non possiamo fallire se vogliamo ridare competitività al sistema modenese.
Con il nuovo disegno di mobilità previsto, si potrà, inoltre,  ottenere una riduzione del disagio  legato ai tempi di percorrenza nonché una riduzione di costi  per  cittadini  e imprese. Il potenziamento del sistema ferroviario  associato ad interventi per una mobilità sostenibile in ambito urbano, crediamo possano elevare per tutti la qualità della vita e del lavoro.

Il quadro complessivo delle opere, impone tempi serrati di coordinamento, progettazione ed esecuzione, sui quali occorrerà l’impegno di tutti per garantire le  risorse necessarie alla loro realizzazione.
Altro tema che ci  preme richiedere ai candidati sindaci è quello delle manutenzioni.
Troppo spesso assistiamo ad una scarsa manutenzione delle opere realizzate, riteniamo fondamentale che, oltre alla necessità di realizzare nuove infrastrutture, vengano dedicate grande attenzione e risorse sufficienti per garantire un’ adeguata manutenzione delle infrastrutture esistenti. Alludiamo in particolare alla viabilità, ed alla manutenzione del territorio in genere, ritenendo questa attività importante per  le persone e le imprese  presenti nelle aree più periferiche della provincia.

AMBIENTE E SOSTENIBILITA’

L’ambiente è un settore in cui si sono registrati profondi cambiamenti: una maggior attenzione alle tematiche ambientali,  il problema dei rifiuti, l’inquinamento atmosferico, l’inquinamento acustico, le politiche sul risparmio energetico sono solo alcuni degli ambiti che rischiano di avere forti impatti sulle imprese.

Le associazioni condividendo il valore della tutela dell’ambiente avvertono l’esigenza  di una politica di sviluppo sostenibile basata su priorità che non possono più essere solo quantitative, ma che debbono tenere in considerazione uno sviluppo qualitativo. Come scelta strategica vogliamo quindi concentrare la discussione su alcuni temi, da tempo oggetto di dibattito.

L’inquinamento atmosferico :
Occorre definire l’adozione di un piano di interventi strutturali che individui provvedimenti utili al contenimento delle emissioni inquinanti ed all’impatto delle polveri sottili, che non possono essere semplicemente ridotti a divieti di circolazione adottati sporadicamente.
È necessario attuare iniziative coordinate tra i vari comuni della nostra provincia su area vasta, interventi che si occupino di: pulizia delle strade –  miglioramento dell’offerta di trasporto pubblico – effettuazione di controlli sulle emissioni inquinanti – razionalizzazione degli orari scolastici e della pubblica amministrazione – superamento del problema delle emissioni inquinanti di impianti di riscaldamento ancora a gasolio – dell’individuazione di nuove aree per parcheggi – potenziamento degli scuolabus per diminuire il traffico scolastico – l’adozione di quegli accorgimenti che supportati dalle nuove tecnologie (asfalto mangia polveri, gli intonaci ecologici, ecc) possono fornire un piccolo ma importante contributo all’abbattimento delle emissioni inquinanti ovvero delle polveri sottili.
Un insieme di interventi, quindi, che individui provvedimenti strutturali, coordinati a livello provinciale come accaduto nel caso degli incentivi per la trasformazione degli impianti per autotrazione da benzina a GPL e metano.

L’inquinamento acustico :  è un problema emergente che in alcuni settori economici sta diventando pressante.  Pensiamo a quelli legati alle attività di intrattenimento serale individuate come uno degli elementi cardine di riqualificazione del territorio per la funzione attrattiva che queste attività sono in grado di esercitare.
Occorre individuare azioni strutturate d’intesa tra pubblico e privato che possano gestire le problematiche inerenti i possibili  disagi creati  alla cittadinanza a fronte dell’obiettivo primario di riqualificazione delle zone in cui sono insediate queste attività.
La funzione residenziale nei centri storici è una funzione da sostenere,  per evitare che queste aree diventino marginali, così come vanno sostenute quelle attività economiche  fortemente attrattive intervenendo preventivamente, con misure, anche di tipo normativo, volte ad evitare situazioni di conflitto tra le varie funzioni insediate.

Rifiuti Urbani: Va anzitutto condivisa la scelta strategica legata ai sistemi di raccolta ed allo smaltimento. Noi crediamo prioritario potenziare la raccolta differenziata attraverso il sistema degli incentivi. Certamente non è un percorso semplice, ma va affrontato con determinazione e convinzione.
Sul tema dei rifiuti vorremmo poi riprendere alcune nostre posizioni:
completamento del passaggio da tassa ad un’equa tariffa rispetto al servizio
omogeneizzazione dei regolamenti
superamento delle incomprensibili disparità tra medesime categorie merceologiche

Fonti energie rinnovabili e risparmio energetico: le associazioni sono favorevoli alla diffusione delle diverse fonti di produzione di energia alternative, occorre che anche in questo settore si intervenga attraverso semplificazioni ( ad esempio abolizione della dia) che agevolino gli investimenti in questa direzione, da parte dei cittadini, delle imprese e degli enti pubblici.
Anche nel settore edile, in riferimento al risparmio energetico, occorre ad esempio evidenziare come la Certificazione energetica degli edifici abbia una normativa a livello regionale (D.A.L. 158/2008) che va applicata uniformemente sul territorio.
Il rischio da evitare è che ogni comune adotti propri provvedimenti, generando confusione e complicazioni per imprese e professionisti del settore.

INSEDIAMENTI, EDILIZIA E COSTRUZIONI
Insediamenti produttivi
Il nuovo P.T.C.P. (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) recentemente approvato dalla Provincia di Modena ha consentito di definire meglio i criteri urbanistici delle aree destinate ad insediamenti produttivi, in una logica di sviluppo coordinato tra i diversi Comuni.
Pertanto, se il territorio è un bene “finito” ed una risorsa  da “usare” con grande attenzione, si dovranno favorire gli investimenti già previsti e/o avviati, si dovrà puntare alla riqualificazione dell’esistente e sulla sostenibilità ambientale degli interventi, anche privilegiando la qualità rispetto alla quantità.
Occorre tuttavia consentire agli enti locali quell’autonomia necessaria per consolidare e garantire sviluppo alle piccole imprese già insediate sul territorio, creando le opportunità di crescita dimensionale.
A tale proposito chiediamo:
che l’individuazione e la messa a disposizione delle aree debba avvenire attraverso una forte concertazione con le Associazioni ed gli Enti locali; per definire indirizzi e criteri.
Valutato positivamente il ruolo del Consorzio Aree Produttive, riteniamo che lo stesso debba ampliare il proprio raggio di azione a tutto il territorio provinciale, mantenendo una struttura snella e flessibile che si avvalga della collaborazione di professionalità e di imprese presenti sul mercato locale.
Nell’ambito della definizione dei criteri di assegnazione occorrerà introdurre tra gli elementi di valutazione anche priorità inerenti il concetto di filiera produttiva.

Appalti pubblici
La situazione degli appalti pubblici nella nostra provincia negli ultimi anni è certamente migliorata,  ma rimangono ancora numerosi gli esempi di opere rinviate, sospese, riprese e concluse con notevolissimi ritardi.
Occorre aumentare l’efficacia e l’efficienza degli appalti migliorando le operazioni preliminari, le regole di accesso, i capitolati, i tempi di esecuzione, la congruità della spesa e la qualità finale.
La possibilità data agli Enti Locali di procedere con l’affidamento diretto delle opere pubbliche per lavori sotto soglia fino a 500.000 euro può e deve costituire un’opportunità per le imprese locali.
Ciò può avvenire anche mediante controlli più incisivi, importanti sia ai fini “economici” sia come “prevenzione” nei confronti dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata.
Sottolineiamo l’importanza di quanto già contenuto (limitazione del criterio del massimo ribasso attraverso l’introduzione di criteri di qualità e trasparenza) nel protocollo provinciale sugli appalti pubblici, sottoscritto da Provincia, Comune di Modena e associazioni imprenditoriali: chiediamo di allargare la sua adozione a tutti i comuni della Provincia.
Al fine di fornire un volano all’economia locale ed una garanzia di qualità ed un maggior controllo della stazione appaltante, occorre sviluppare il sistema introdotto dalle vigenti normative, che consente l’affidamento diretto dei lavori ad imprese locali
attraverso il sistema della licitazione privata semplificata.
Edilizia privata
L’edilizia privata, necessita di una maggior omogeneizzazione dei regolamenti edilizi comunali. Occorre intervenire agevolando interventi sulla qualità e sulla riqualificazione degli edifici esistenti, magari ricorrendo ad incentivi specifici.
Non bisogna, infatti, dimenticare, l’effetto moltiplicatore che l’edilizia privata assume per l’economia, soprattutto per ciò che riguarda le piccole imprese locali.

LE SOCIETÀ MULTISERVIZI MODENESI

Attualmente il nostro territorio evidenzia la presenza di più aziende multiservizi: un grande patrimonio, però molto frazionato con  poca capacità  di fare sistema.
Noi riteniamo che queste aziende possano essere motori importanti per lo sviluppo del nostro territorio, ma che occorra creare maggiori e migliori sinergie fra le stesse e le  imprese private.
Oggi in questo mercato in grande movimento, il pubblico ed il privato debbono maggiormente colloquiare ed integrarsi, dando così luogo a condizioni favorevoli di sviluppo dell’imprenditorialità locale e del territorio.
Le nostre imprese sono pronte per avviare confronti per costituire società di scopo per la gestione di servizi pubblici e per collaborazioni varie.
La costituzione delle multiutility, è stata infatti giustificata  anche per il raggiungimento di obbiettivi di risparmio gestionale, quindi, per un conseguente abbattimento dei costi per cittadini ed imprese.
Ad oggi non possiamo affermare che questo obbiettivo sia stato raggiunto,  anzi a fronte di consistenti utili di bilancio delle multiutility  non si registrano diminuzioni di costi per gli utenti finali.
Vogliamo ribadire che gli Enti locali debbono passare dal ruolo di “gestori” a quello di garanti e controllori della qualità dei servizi stessi, dando come obbiettivo aziendale alle multiutility in qualità di “proprietari”,  anche il contenimento dei costi gestionali e conseguentemente la diminuzione dei costi di fornitura del servizio.

POLITICHE FINANZIARIE A SOSTEGNO DELLE IMPRESE

Mai come oggi le politiche finanziarie per il sostegno delle imprese rappresentano uno degli assi fondamentali non solo per la competitività dei sistemi locali, ma per la loro stessa sopravvivenza. Attualmente le aziende sono alle prese non solo con la diminuzione di ordini e fatturato, ma anche con l’aumento degli insoluti che va a sommarsi alla stretta creditizia delle banche.
L’accesso al credito rappresenta, quindi, una vera e propria emergenza per garantire il pagamento degli stipendi, dei fornitori, delle imposte.
È fondamentale che cambi il comportamento delle banche. Il raggiungimento del proprio equilibrio aziendale, una valutazione del merito creditizio basata esclusivamente su dati prodotti dal sistema bancario e finanziario, la rigida applicazione dei parametri di Basilea 2, non possono essere gli unici criteri che guidano le banche nella decisione di concedere il credito. Il sistema bancario deve operare secondo logiche di maggior lungimiranza, sapendo mixare  tra le esigenze di risultati a breve ed esigenze delle imprese che, se meglio sostenute nell’accesso al credito, possono garantire risultati nel medio termine. Le banche sul territorio devono svolgere quell’importante ruolo sociale e non  solo economico, fondamentale nello sviluppo e nella crescita di una comunità.
Chiediamo, allora, ai futuri amministratori di condividere e sostenere queste nostre considerazioni verso gli istituti di credito presenti nei rispettivi comuni.

In questo contesto va riconosciuto l’impegno degli enti locali, della provincia e della regione, nel supportare l’attività dei Consorzi Fidi.
Occorre continuare su questa strada, destinando fondi straordinari per la riduzione degli oneri finanziari, per l’integrazione dei fondi di garanzia, aumentando così gli ambiti di intervento e l’operatività dei consorzi stessi verso le imprese in difficoltà.

Altro aspetto importante per la sopravvivenza delle imprese è la riduzione dei tempi di  pagamento alle aziende fornitrici di beni e servizi da parte degli enti e delle aziende pubbliche.
Questo tipo di intervento risponderebbe alle esigenze di liquidità delle imprese, riducendo il ricorso al prestito bancario.

POLITICHE SOCIALI, SANITARIE E DI WELFARE

La politica sociale è un fattore essenziale per promuovere la regolazione economica: è del tutto ovvio che i servizi sociali rappresentino un fattore di attrattività sulle imprese ed un elemento che facilita il lavoro. Da questo punto di vista, il nostro coinvolgimento rispetto alle politiche sociali si muove su due direttrici: il confronto e la sussidiarietà.
Rispetto al confronto, le nostre Associazioni:
rappresentano imprenditori-cittadini con le loro famiglie;
erogano servizi a cittadini italiani e stranieri;
rappresentano imprese che agiscono, come fornitori o come operatori, all’interno del sistema di welfare locale;
È per questo, anche a fronte di risorse pubbliche in calo, che alle istituzioni chiediamo:
maggiore pluralismo e apertura alle imprese private
riduzione della burocrazia istituzionale e dei tempi di pagamento
riduzione dell’intervento pubblico in un’ottica di sussidiarietà orizzontale e di un
sistema di welfare territoriale

Queste richieste ci rimandano al problema della sussidiarietà, ad oggi più dichiarata che praticata. Riteniamo, infatti, possibile un maggior ricorso alla sussidiarietà per i servizi a domanda individuale (infanzia, anziani, trasporti scolastici e non, ecc.) in quanto la gestione dei servizi ritenuti tradizionali non dovrebbe gravare in modo così pesante sul bilancio degli Enti Locali. Andrebbe, invece, sviluppato il ruolo di “governance” degli stessi da parte delle pubbliche amministrazioni, affidando invece la gestione al privato. Pensiamo, a riguardo, alla positiva esperienza dei nidi aziendali.
Ecco perchè, per noi, è decisiva la concertazione che sta alla base delle politiche sociali.
Da questo punto di vista la costituzione delle ASP (Aziende Speciali alla Persona) costituisce un’occasione di confronto per sviluppare modelli di gestione integrati che coinvolgano le piccole imprese del territorio.

Un problema sociale da non sottovalutare è l’inserimento degli extra comunitari nella società civile e nel lavoro. La prima cosa importante è che venga garantito il pieno rispetto delle leggi; da qui riteniamo decisivi gli interventi formativi per la conoscenza della lingua, i metodi e sistemi di lavoro. Chiediamo un confronto con le istituzioni per trovare  soluzioni condivise che coinvolgano le Associazioni Imprenditoriali, anche perché il lavoro – dipendente e, in misura sempre più rilevante autonomo – rappresenta lo strumento principale di inserimento sociale e spesso di emancipazione dei “nuovi” cittadini.

FORMAZIONE, SCUOLA, UNIVERSITÀ

Rispetto allo sviluppo economico, questi temi rivestono un’importanza determinante. Ecco di seguito alcune nostre valutazioni nel merito.

Diffusione della cultura tecnico-scientifica e tecnico-professionale
Il sistema della formazione professionale deve meglio finalizzare le proprie scelte in funzione dell’innovazione e della competitività dell’impresa.
Il difficile momento della congiuntura economica internazionale impone la necessità di rilanciare il sistema produttivo locale, fortemente improntato alla produzione ed alla esportazione. A tal proposito occorre, in collaborazione con gli Enti locali,  promuovere la diffusione della cultura scientifica e tecnologica fra gli alunni delle classi medie inferiori e presso le loro famiglie. Allo stesso tempo, però, occorre rivalutare la formazione di tipo tecnico/professionale, superando quegli stereotipi culturali che hanno relegato il lavoro manuale e con esso le scuole professionali, ad un rango formazione scolastica “ inferiore”e di “scarsa” realizzazione personale e lavorativa.
La competizione futura si giocherà ancora una volta sulla qualità e la professionalità delle risorse umane, per cui avremo bisogno di nuovi tecnici preparati ad affrontare le grandi sfide del mercato. Questo ragionamento vale a tutti i livelli e per tutti i settori.
Anche le piccole attività artigianali o di servizio sono interessate a questo salto culturale. Il Biologo o l’ingegnere stanno alla piccola e media industria, così come il tecnico specializzato e l’operatore turistico/alberghiero stanno alle micro imprese artigiane ed ai pubblici esercizi.
Il momento più idoneo per lavorare in questa direzione ci pare sia la fase di orientamento in vista della scelta del percorso scolastico post -obbligo.
Le nostre Associazioni, da sempre coinvolte nei progetti di integrazione tra scuola e mondo del lavoro, hanno sperimentato l’efficacia delle testimonianze dirette da parte di imprenditori locali e chiediamo che questa opportunità venga messa a sistema nella programmazione dell’attività di orientamento che tutti gli anni viene promossa nelle scuole medie inferiori.
Enti Locali e formazione.
Non è più rinviabile una seria riflessione degli Enti Locali sulla opportunità di una presenza diretta nel sistema della formazione professionale, soprattutto oggi, in considerazione della forte diminuzione delle risorse del Fondo Sociale Europeo ed in presenza di un sistema formativo privato che assolve compiutamente queste funzioni, invocando il  principio di sussidiarietà orizzontale, spesso annunciato  ma  scarsamente applicato.
Riprendiamo l’invito avanzato più volte all’Amministrazione Provinciale per una forte razionalizzazione della presenza pubblica nel settore della formazione professionale. Riteniamo sia ormai necessaria una riflessione congiunta per definire meglio gli ambiti di competenza e la specializzazione degli Enti di Formazione, lasciando al pubblico la formazione rivolta ai lavoratori del pubblico impiego, alla nuova occupabilità,  ai lavoratori svantaggiati,  ed agli Enti Privati tutti i percorsi formativi professionalizzanti rivolti ad imprese e loro dipendenti.

FINANZA LOCALE E SERVIZI

La gestione finanziaria degli Enti Locali deve essere improntata alla massima trasparenza,questo anche per consentire delle valutazioni obiettive rispetto alle attività, ai servizi, ai progetti e ai relativi costi.

In particolare nella stesura dei bilanci preventivi, che rappresentano  un atto programmatico rilevante  del governo di un territorio chiediamo che  siano  attivati dei confronti  di merito, non solo rituali come spesso accade, con le associazioni imprenditoriali.
Analoga attenzione chiediamo che  sia riservata anche al confronto sui bilanci consuntivi che, risulta essere, ancora  oggi, un momento che non vede in alcun modo da parte degli   Enti Locali il coinvolgimento e la partecipazione dei soggetti economici organizzati.
Poter valutare il grado di efficienza , di efficacia   di una amministrazione, la sua capacità di spesa e di intervento rispetto ai programmi presentati, è una modalità fondamentale del rapporto che chiediamo sia instaurato con le nuove Amministrazioni.

Relativamente ai temi   più  specifici della finanza locale, chiediamo ai Comuni di mettere in campo  un’azione di semplificazione  sull’applicazione delle tariffe e tributi di competenza comunale, definendo regolamenti attuativi non vessatori, che siano di facile applicazione e trasparenti.

Vanno poi  individuati quegli interventi strutturali che superino le rigidità dei bilanci degli Enti Locali  evitando   automatismi che vedono  il ricorso frequente  all’ aumento della fiscalità locale,  per fare fronte ai  maggiori costi della pubblica amministrazione. Soprattutto nell’attuale congiuntura   economica, occorre incidere il più possibile su interventi di riorganizzazione e razionalizzazione della spesa, evitando di appesantire, per cittadini ed imprese, una situazione estremamente delicata.
La percezione della qualità della vita di una comunità  è fortemente legata al livello dei servizi individuali e collettivi espressi nel territorio.

Il rapporto ottimale tra costi e qualità dei servizi deve rappresentare uno dei principali obiettivi degli enti locali.

Sulla base dei criteri  costo/qualità/efficienza dei servizi erogati dal sistema degli Enti Locali, è  opportuno avviare un confronto  con le Amministrazioni Comunali, per verificare quali servizi e con quali modalità devono essere gestiti direttamente dagli Enti Pubblici, e quali  invece risulta  più conveniente esternalizzare.

Riteniamo, ad esempio, che tutte quelle attività non strategiche potrebbero  essere svolte da  imprese private, in questo modo, gli amministratori potrebbero  svolgere in modo più puntuale un’azione di vigilanza e controllo sugli standard qualitativi dei servizi erogati  verificandone l’esatta corrispondenza  a quanto contrattualmente definito.

In un’ ottica di  trasparenza  con cittadini ed imprese, riteniamo  utile una corretta informazione  sui reali costi  sostenuti dalle amministrazioni comunali  per  un determinato servizio. Crediamo, infatti, che l’utenza debba conoscere il contributo della  collettività sulla prestazione ricevuta.  Solo così  cittadini ed imprese  potranno  farsi un’idea precisa sul rapporto costo/qualità ed avere la percezione più corretta  del valore del servizio che viene erogato.

In questo particolare momento chiediamo anche alle Amministrazioni locali di  prevedere la rateizzazione  del pagamento dell’Ici sugli immobili produttivi (industriali, artigianali e commerciali), attualmente dovuto in due rate (a giugno e dicembre) per dare un segnale concreto di attenzione alle problematiche  delle piccole e medie imprese.

COMMERCIO CENTRI STORICI- URBANI E TURISMO

In provincia di Modena il commercio (ingrosso, dettaglio) mantiene un peso importante nell’economia locale con oltre 16.000 imprese. E’ un settore che ha tenuto anche in un periodo di profonde trasformazioni (come negli anni ’90), ma che non da oggi è pienamente investito dalla crisi; infatti già da alcuni anni si registra un calo dei consumi.
Tuttavia il settore ha reagito, le imprese in molti casi si sono riorganizzate e hanno saputo misurarsi con le trasformazioni della rete distributiva. A ciò hanno  indubbiamente contribuito anche le risorse della L.R 41/97 e lo sforzo di molti Comuni che hanno stanziato risorse proprie aggiuntive. Rimane comunque alta la preoccupazione  rispetto al progressivo peggioramento della crisi.  Diventa dunque necessario, attraverso nuove politiche pubbliche di programmazione, sostenere lo sforzo delle imprese.
Innanzitutto programmando e sostenendo un evoluzione della rete distributiva finalizzata alla riqualificazione dell’esistente, garantendo un processo di ammodernamento ed innovazione della rete, in quanto la nostra provincia non può sostenere ulteriori sviluppi quantitativi (il dato regionale ci pone al di sopra della media regionale, che è già largamente superiore a quella nazionale).
Sono dati che giustificano la richieste delle Associazioni di categoria di bloccare l’espansione commerciale.
A questo proposito  stigmatizziamo  come l’ inserimento di nuove previsioni  commerciali avvenute in modo surrettizio, modificando le precedenti programmazioni concertate con le Associazioni di categoria, come è avvenuto nel caso dell’ex – Sipe, sia un metodo da rigettare e che  deteriori il rapporto tra le rappresentanze delle imprese e  le Amministrazioni Locali.
In un contesto economico segnato dalla crisi, destinata a influenzare il nostro modello di sviluppo e gli stessi consumi, le politiche di programmazione della rete  devono essere ispirate a logiche qualitative ricomprendendo il commercio di vicinato  in quel capitale sociale del territorio  a  servizio   della collettività e come presidio  ai fini della sicurezza.
Politiche e risorse per lo sviluppo del settore dovranno, quindi, andare in questa direzione, indirizzandosi prevalentemente a quelle imprese ubicate in ambiti oggetto di progetti di riqualificazione urbana, al fine di integrare la riqualificazione del commercio con le altre funzioni.
Pertanto, vanno quindi rigettate quelle logiche di pianificazione commerciale che prevedono format distributivi decontestualizzati dal contesto urbano  qual’ è ad esempio il caso degli “outlet” che, svolgendo un ruolo di turbativa del mercato distributivo e falsando le regole della concorrenza , impoveriscono ulteriormente le piccole imprese del settore.

Di non secondaria importanza è l’aspetto urbanistico legato al commercio: si tratta, infatti, di un’ attività che può “dare” qualità alla città o al territorio attribuendo peculiarità ai luoghi, o “banalizzarli” in un paesaggio omologato e privo di carattere.
Il rilievo della funzione commerciale nella organizzazione delle aree urbane centrali, proprio alla luce della rilevanza pubblica dei percorsi di riorganizzazione dei servizi commerciali, deve essere correlata con una attenta definizione delle relazioni tra localizzazioni della rete, recupero del patrimonio edilizio, infrastrutture di mobilità pubblica e privata, spazi di sosta e parcheggio, dove commercio e vita sociale possono trovare un terreno di convergenza e dove è possibile creare inclusione (funzioni svolte un tempo dalle politiche pubbliche)  partendo dai modelli di consumo.
Sulla base di queste premesse, le nostre  richieste sono indirizzate alla necessità di    una forte valorizzazione e sostegno delle piccole e medie imprese del settore richiedendo lo stanziamento  di  maggiori risorse pubbliche , anche al fine di elevare la qualità della progettualità per i progetti di valorizzazione commerciale dei centri storici, dei centri di vicinato e degli assi commerciali naturali.

CENTRI STORICI E URBANI
L’ importanza sociale e economica del centro storico e del ruolo esercitato dal commercio e dall’artigianato nei quartieri e nei centri abitati come elemento di qualificazione del tessuto urbano è un dato ricorrente ormai acquisito, tuttavia occorre fare alcune importanti sottolineature in riferimento al centro della città.
Le politiche di programmazione economica di questi ultimi anni non hanno posto la giusta attenzione ai problemi del centro.
Occorre puntare a migliorare le condizioni di chi vi risiede e vi opera,  intervenendo sulla  carenza infrastrutturale e creando le condizioni di accessibilità e fruibilità per l’intera cittadinanza, in tutte le ore della giornata.
Ad esempio dal momento che il trasporto pubblico non opera nelle ore serali, occorre consentire, come accade in moltissime altre città europee, estendere il trasporto pubblico anche nelle ore serali e, in via sperimentale , la possibilità per i clienti diretti ai Pub e ai Ristoranti del centro di transitare e a sostare nelle aree consentite più prossime ai locali, questo al fine di consentire alla rete di ristorazione e di intrattenimento di poter esprimere al meglio le proprie potenzialità.
Servono maggiori parcheggi per i residenti e  per i fruitori del centro storico, e una rete di trasporto pubblico con soluzioni innovative ed efficienti.
Le amministrazioni locali hanno in questi ultimi anni sviluppato una  tendenza finalizzata ad estendere le aree di zone a traffico limitato e a trasformare i posteggi limitrofi a pagamento, spesso con tariffe eccessivamente onerose.
Chiediamo:
diminuzione delle tariffe orarie per i parcheggi a pagamento;
diminuzione del  numero dei parcheggi sottoposti a pagamento tramite una conversione in parcheggi sottoposti a disco orario, nelle aree più distanti dal centro;
Introduzione di una sosta gratuita per la prima ½ ora, al fine di consentire la fruizioni per acquisti e commissioni “veloci”
Adozione di  piani parcheggi che aumentino la dotazione di nuovi Parcheggi all’ interno del centro.
L’ analisi   delle infrastrutture non si può fermare solo ad una valutazione dell’elemento “parcheggi”, occorre ridefinire il ruolo del centro , riconquistando quegli spazi di centralità nell’ambito del tessuto sociale ed economico della città.
Cogliere l’opportunità di “sfruttare”  la necessità di convertire alcuni contenitori posti nel cuore delle nostre città dove potrebbero essere realizzati spazi permanenti per Mostre, Centro Congressi, per valorizzare l’accessibilità della città in chiave turistica aumentando il valore aggiunto del centro centro.

TURISMO
In provincia il settore del turismo può contare su oltre 4.000 imprese e registra circa 11.000 occupati. Il comparto quindi per i numeri che esprime deve essere considerato a pieno titolo un fattore importante di crescita economica del territorio modenese.
In questi ultimi anni la domanda si è enormemente diversificata, i mutamenti legati ai grandi investimenti fieristici quali Milano, Roma e per la nostra regione Rimini hanno modificato gli equilibri esistenti. Il polo fieristico di Bologna ha perso parte della propria capacità attrattiva (è doveroso segnalare qualche segnale di dinamicità del quartiere modenese). L’offerta ricettiva  nel contempo ha registrato l’apertura di nuove
strutture, in particolare sul capoluogo regionale , ma anche il nostro territorio è stato interessato da nuovi insediamenti.
Per questo motivo appare opportuno che le politiche siano volte al sostegno dello sviluppo e della competitività del turismo del territorio,
Tra gli interventi da sostenere prioritariamente per l’evoluzione dell’offerta ricettiva alberghiera sono da individuare, per superare le criticità strutturali, la qualificazione e l’innovazione, piuttosto che l’incremento numerico, anche in considerazione della percentuale di utilizzo delle nostre strutture ricettive, che si ferma a poco più del 50% rispetto alle potenzialità.
Diventa poi fondamentale migliorare la programmazione degli eventi e la loro comunicazione. Infatti, ripensare le città, il territorio e le sue funzioni in chiave turistica significa avere la capacità di sviluppare una programmazione delle azioni, delle iniziative, delle manifestazioni, degli eventi con largo anticipo.  E’ necessario superare l’attuale frammentazione, per strutturare una programmazione delle manifestazioni d’eccellenza su cui concentrare le risorse atte a garantire una promozione adeguata, in grado di attrarre nuove tipologie di visitatori.
Oggi il mercato del turismo è sempre più selettivo e maturo, quindi richiede la messa in campo di vere e proprie politiche di marketing, tese a tracciare in modo chiaro e riconoscibile l’identità del prodotto turistico.  Appare perciò fondamentale lavorare per rafforzare il “prodotto” che il territorio modenese può offrire, valorizzando in modo integrato i vari punti d’eccellenza e i diversi anelli della filiera. In altre parole occorre progettare un’offerta turistica che metta assieme ricettività alberghiera, extralberghiera, ristorazione, artigianato artistico, eventi culturali, strade dei vini e dei sapori, escursionismo, eccellenze storico-artistiche, emergenze naturalistiche.
Coerentemente con l’impostazione regionale, nel nostro territorio, pur partendo da esperienze e motivazioni differenti, si sono evidenziate in particolare due esperienze positive sul tema della valorizzazione e promozione del territorio. Si tratta di Valli del Cimone e ModenaTur, due realtà che oggi risultano fortemente integrate con il sistema della promo-commercializzazione turistica regionale.
Tuttavia l’obiettivo è ancora quello di valorizzare compiutamente le peculiarità che il territorio ha saputo esprimere in questi anni.
Rimane quindi di forte attualità la necessità della costituzione/razionalizzazione di un soggetto unico di promo-commercializzazione turistica.

SICUREZZA E CULTURA DELLA LEGALITÀ

La difesa della sicurezza e della legalità costituiscono condizioni necessarie sia per la vivibilità del territorio sia per garantire il libero esercizio della libertà d’impresa.
La sicurezza dei nostri territori, negli ultimi anni si è fortemente degradata per l’intrecciarsi di una serie di fenomeni che hanno generato preoccupazione, disagio e inquietudine.
A volte, la presenza stessa di cittadini stranieri alimenta questo diffuso senso di insicurezza, favorendo atteggiamenti di chiusura nei confronti dei lavoratori extracomunitari ( il 15% degli occupati in provincia di Modena). Anche da questo punto di vista la crisi, colpendo “in primis” lavoratori precari in buona parte stranieri, può generare  pesanti risvolti sociali che possono incidere sulla sicurezza.
Microdelinquenza, criminalità organizzata, abusivismo e lavoro irregolare: sono elementi la cui dimensione complessiva è difficilmente misurabile e la cui percezione va al di là del puro dato quantitativo.
E’ oltremodo  necessaria una risposta congiunta dello Stato e degli Enti Locali. Questi ultimi, infatti, possono agire politicamente affinché a livello centrale si risponda aumentando la  presenza degli organici di Polizia sul territorio, fermi per quanto riguarda Modena, al 1982, oggi largamente insufficienti rispetto alle esigenze che il territorio dimostra alla luce di una situazione radicalmente mutata. Adeguamento che andrebbe, peraltro,  nella direzione del rispetto degli impegni assunti con la  sottoscrizione del patto per la sicurezza tra Provincia, Comune di Modena e Stato. Carenze di organici che si manifestano in molte altre realtà della provincia. Si pensi, ad esempio, alle difficoltà operative delle forze dell’ordine di Mirandola o all’assenza di un Commissariato a Castelfranco, o alla situazione di Sassuolo.
Da subito, poi, occorre lavorare per la più ampia integrazione fra Polizia Municipale e Forze dell’Ordine, al fine di garantire un maggior presidio del territorio, ponendosi come obbiettivo l’attivazione di un servizio d’ordine di quartiere.
Ciò implica che le Amministrazioni locali assumano direttamente tutte quelle funzioni burocratiche, in  modo da liberare uomini per un maggiore presidio del territorio oltre che ai controlli in materia di sicurezza  sul lavoro, di igiene degli alimenti, oltre a quei fatti di scarsa convivenza civile che possono essere alla base di reati.
Oltre a ciò chiediamo ai comuni che non l’avessero ancora fatto, di adeguare gli organici della Polizia municipale agli standard regionali, procedendo inoltre all’integrazione intercomunale del servizio, come sta avvenendo in alcune realtà territoriali.
A proposito della criminalità organizzata, è purtroppo all’ordine del giorno il manifestarsi di episodi connessi ad organizzazioni malavitose che si insinuano nelle attività economiche. Le Associazioni da tempo hanno alzato la guardia e si sono attivate per monitorare la situazione. Una maggiore integrazione tra le diverse forze dell’ordine, libererebbe risorse finalizzate ad intensificare l’attività investigativa, sostenuta anche dall’azione della magistratura, per scoprire il livello di penetrazione criminale nei diversi settori economici.
Come Associazioni riteniamo che l’istituzione a Modena un pool specializzato dotato di competenze specifiche per cogliere tutti quei segnali che possono ricondurre ad infiltrazioni della criminalità organizzata nel nostro territorio, costituisca una soluzione utile per rendere ancora più incisivo il contrasto nei confronti delle organizzazioni malavitose.
A tutela della sicurezza e della legalità è di primaria importanza assicurare la certezza della pena per chi delinque. Se non si recupera in questa direzione, attraverso una efficace attività giudiziaria, un adeguamento normativo, ed il potenziamento del sistema carcerario, non solo si demotivano le forze dell’ordine ma si genera un pericoloso vuoto di fiducia da parte dei cittadini verso le istituzioni.

La delinquenza organizzata affonda spesso le proprie radici anche nell’abusivismo, nei confronti del quale le organizzazioni degli imprenditori continuano a sollecitare l’adozione di interventi mirati.
Come sempre i settori più colpiti sono quelli dell’edilizia, delle attività di servizio e del commercio.
È di primaria importanza informare i cittadini dei rischi, sia di natura civilistico/amministrativa che penale, ricadenti sugli utenti che si “servono” di abusivi.
Questo compito rientra in quella “cultura della legalità” che va sempre e comunque sostenuta. È necessario accompagnare le azioni informative con un maggior controllo da parte della Polizia Municipale, per effettuare un monitoraggio capillare del territorio di propria competenza.

AREA EX SIPE

Riaffermiamo che  Il Parco Scientifico può   essere considerato a pieno  titolo lo strumento per incentivare la competitività territoriale e stimolare la crescita economica. Il Parco dovrà quindi agire come elemento di raccordo e collegamento a diversi livelli (Scuola, Università, Centri di Ricerca, Sistema Finanziario), esercitando una funzione importante nei meccanismi di crescita e sviluppo del territorio. Uno sviluppo oggi percepito sempre più come un processo di iniziative dal basso verso l’alto,  tali da promuovere attività economiche che hanno già dimostrato di essere forti e che riescano a creare opportunità per nuove funzioni economiche.

In una società in cui la conoscenza è diventata ingrediente indispensabile per il raggiungimento del successo economico e dello sviluppo sociale, e in cui la città è indubbiamente la sede in cui vi è  la maggiore concentrazione di saperi di ogni genere, i parchi urbani di conoscenza sono destinati a divenire sempre più utili ed importanti. Oltre a stimolare le interazioni economiche basate sulla conoscenza, la costituzione di nuove imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro, il parco urbano di conoscenza può anche rivelarsi uno strumento fondamentale per la ristrutturazione della città, come nel caso dell’insediamento del Democenter nel Polo Universitario di Modena e del Tecnopolo della meccanica e dei materiali.

Allo stesso modo anche le scelte che si andranno a compiere per la realizzazione del Parco Tecnologico  nel distretto di Vignola e Spilamberto possono rappresentare un potente motore del cambiamento in un contesto favorevole, attraverso il completamento delle infrastrutture viarie e ferroviarie ed il recupero  di contenitori “ricettivi” adatti per le varie esigenze e atti a  favorire la presenza nel territorio di Docenti, Ricercatori, Studenti Tirocinanti e giovani attori dello spin-off universitario.

Ribadito che la scelta più rispondente per la SIPE sia rappresentata dal Parco Scientifico Tecnologico, e dagli Incubatori d’ impresa al suo interno,  sosteniamo questo processo con scelte di tipo strategico per la nostra Provincia.

Il territorio della Provincia di Modena ha forti vocazioni specialistiche territoriali, tanto da determinare una difficoltà di individuazione di uno specifico settore per la costruzione del Tecnopolo, che la Regione ha assegnato alla nostra Provincia. Non è in discussione che Parma e   Rimini siano eccellenze rispettivamente dell’alimentare e del turismo: Modena – a nostro avviso – eccelle in molte discipline, agroalimentare, biomedicale, ceramica, tessile, ma soprattutto meccanica.

Ecco perché crediamo fortemente che il tecnopolo modenese debba sostenere la vocazione primaria per la meccanica e le eccellenze specialistiche dei materiali.

Ora crediamo che sia necessario fare chiarezza sulla destinazione del Polo Tecnologico da realizzarsi nell’ Ex Sipe, in quanto oggi l’ impostazione che faceva del Parco Scientifico e Tecnologico l’ opzione strategica da realizzasi nell’ area è radicalmente stravolta.

Non solo perché il documento dell’Università di Modena, della Provincia e di Democenter sui  Poli dell’ innovazione,  non  prevede per l’area dell’ ex Sipe  attività di ricerca, che noi intendiamo invece riconfermare,   ma programma un dimensionamento complessivo di circa 10.000 mq. che in una prima fase si riducono a:

un primo stralcio quale  fase di start up e spin-off  ( seconda fase evolutiva del progetto) pari a 700 mq attraverso il ripristino di edifici storici;
un secondo stralcio per neo imprese innovative e laboratori condivisi: per ulteriori 1.500 mq;

non indicando, peraltro: quali tipi di laboratori vengano collocati nell’area, in quanto tali strutture vengono tutte localizzate a Modena nel campus Universitario e nelle ex fonderie; quanta parte della superficie destinata alla ricettività sia destinata agli utilizzatori del Parco Tecnologico  e dell’incubatore d’ impresa: studenti, spin – off, neoimprenditori;

ma soprattutto perchè la realizzazione di un grande Parco Commerciale, sottraendo disponibilità di superfici ad attività manifatturiere che erano parte integrante del progetto del Parco  Scientifico e Tecnologico, fà  sì che  quest’ultimo diventi una presenza secondaria nell’ area dell’ ex Sipe e che la realizzazione predominante diventi, invece, l’ intervento commerciale.

Come associazioni abbiamo respinto a suo tempo lo stravolgimento che si vuole dare allo sviluppo dell’area perché la realizzazione di un parco commerciale di 23000 mq. di superfice, non sia sostenibile dalla rete commerciale  dell’intera area.
Riteniamo che anche la proposta inserita nel ptcp approvato, di portare la superfice di vendita di medio e grandi strutture a 11000 mq. , se da una parte rappresenta una significativa riduzione rispetto all’ipotesi precedente, riteniamo che le quantità dimensionali, costituiscono una scelta di programmazione della rete commerciale, non motivata da rilevati e dimostrati fabbisogni di spazi di tali dimensioni.

L’ intervento proposto, inoltre, andrebbe a penalizzare in modo particolare le attività localizzate nei  centri commerciali naturali,   mettendo così fortemente in crisi le esperienze stesse e gli sforzi compiuti che hanno visto il raggiungimento di un buon livello di  concertazione tra Associazioni di categoria e le Istituzioni locali.

Pensiamo che per un’ area quale quella dell’ ex Sipe, sarebbero da privilegiare gli aspetti di recupero paesaggistico come avviene, ad esempio, per le  riutilizzazioni di grandi aree industriali dimesse in numerosi Paesi Europei, garantendo in questo modo una crescita sostenibile che coniughi qualità dell’ambiente, qualità dei servizi alla persona e qualità della vita della comunità nel suo complesso.

Per queste ragioni riteniamo prioritario aumentare in modo  rilevante, per il buon funzionamento del Polo Tecnologico a regime, l’area da mettere a disposizione per l’ artigianato avanzato e le imprese innovative, in quanto i circa 8.000 mq. previsti non rappresentano una dimensione sufficiente per soddisfare i bisogni insediativi delle Piccole Medie imprese, in pianta stabile.

CONCLUSIONI

Le prossime elezioni amministrative del 6/7 giugno sono certamente una tappa importante per la collettività sia nel processo di rinnovamento degli organi elettivi, sia nella programmazione delle scelte politiche future che interesseranno il territorio modenese.
Un’occasione e una opportunità che vogliamo cogliere fino in fondo.
Vogliamo con la presentazione di questo documento, continuare ad essere interlocutori attivi e propositivi delle istituzioni e di chi sarà chiamato a rappresentarle, portando all’attenzione del dibattito pubblico tutto il valore della nostra rappresentanza e delle nostre idee.
Nell’elaborazione delle nostre proposte, intendiamo portare a sintesi quella ricchezza di valori economici e sociali che sono l’espressione più viva e vitale del nostro mondo: le imprese e con esse gli imprenditori e le loro famiglie.


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