il digital divide a Spilla

Il Digital Divide non
solo in Africa, ma anche nella ricca e tecnologicamente avanzata
provincia di Modena. Ma i politici locali sperano ancora. Sperano da
qualche anno, ma nulla accade. Una possibile alternativa?

Leggo dal ‘Carlino’ – CdM
– di oggi 9 Dicembre 2006.

” SPILAMBERTO A San Vito
non arriva la ‘ADSL’ e, a causa della vecchia centrale, i
residenti potrebbero restare senza telefono.

Internet? «Un
miraggio» Abitanti tagliati fuori dal mondo perché
impossibilitati a comunicare in maniera veloce e attività
commerciali costrette a lavorare meno di quanto potrebbero e offrendo
servizi limitati: la colpa è della mancanza della connessione
internet a banda larga.

Alle soglie del 2007 la
frazione di San Vito non è ancora raggiunta dall’Adsl così
come molti altri paesi sia della provincia sia del resto d’Italia.
«Ma da noi tale assenza è pesante,lamenta un residente;
qui ci sono aziende che con internet lavorano».

In passato più
volte i cittadini hanno raccolto firme per sensibilizzare le
istituzioni e la Telecom sul problema, senza però ottenere
risultati. L’assessore all’informatizzazione e innovazione
tecnologica di Spilamberto, Daniele Stefani, ha più volte
segnalato a Telecom la situazione, ma vanamente. «Ci stiamo
muovendo da tempo, dichiara Stefani. Entro la fine dell’anno
incontrerò un loro responsabile: sono possibilista, speriamo
nella risoluzione del problema al quale, per altro, abbiamo cercato
di ovviare con l’installazione di un’antenna wi-fi, purtroppo mai
realizzata a causa della scarsità di adesioni».

Ormai sono talmente tante
le operazioni che nella vita di tutti i giorni si eseguono via web,
che la vecchia connessione a 56 kb/s è obsoleta: basti pensare
alle prenotazioni di visite mediche effettuate dai Cup delle farmacie
e alle transazioni finanziarie delle aziende. L’unico modo che
avrebbero gli abitanti di San Vito di navigare ad alta velocità
sarebbe quello di sfruttare la connessione ADSL in dotazione
all’amministrazione e alle scuole che, tuttavia, ha un costo
elevato per via della tecnologia necessaria: 150 euro al mese.

Ma nonostante le proteste
e le mobilitazioni dei residenti, Telecom avrebbe annunciato che non
collegherà la frazione all’Adsl fino al 2009, sebbene siano
in corso insediamenti abitativi che fanno aumentare la richiesta del
servizio. Collegato a ciò esiste il problema della centrale
telefonica: secondo i residenti è vecchia e sottodimensionata
rispetto alle esigenze e alcune case in costruzione rischierebbero di
restare prive di telefono
.”

Un vecchio problema già
discusso in consiglio comunale nella precedente legislatura. Si
fecero promesse, oggi si fanno ancora promesse, il tempo passa e il
Digital Divide aumenta anche in una provincia ricca e
tecnologicamente evoluta come la nostra.

Stanno ingannando i
cittadini (l’opzione Wi-Fi non è una soluzione tecnicamente
accettabile) in attesa che la Tartaruga Telecom si attivi, e ci
vorranno ancora almeno tre anni, ci dicono.

Qualcuno dirà
‘l’ADSL non interessa questa amministrazione’.

Sbagliatissimo. Già
la precedente amministrazione, col sindaco Gozzoli, molto sensibile a
queste nuove tecnologie, fece passi importanti. Quando ancora a
Spilamberto non c’era la banda larga, le amministrazioni delle Terre
dei Castelli avevano già messo a propria disposizione, ma coi
nostri soldi, fondi ampiamente sufficienti per la loro privatissima
ma poco democratica, anzi elitaria, banda larga, per collegare i loro
uffici comunali e basta. Col divieto per i cittadini contribuenti,
quelli che la avevano di fatto pagata, di poterla usare.

Come dire: non mi
vergogno di obbligare voi a darmi soldi (tasse), voi che fate la
fame, per permettere a noi di avere un lauto pasto tutti i giorni,
alla faccia vostra. E sempre sia lodato il fesso che ha pagato,
pensavano, sorridendo.

E la cosa fu fatta
rapidamente e senza economie: una costosissima rete in fibra ottica
per le strade di Spilamberto, ponti radio a banda larga, anche
andando contro le normative regionali, installando due antenne sulla
torre medievale, il nostro amatissimo Torrione, antenne che pare
siano ancora in funzione, in spregio della normativa regionale che
vieta l’installazione di antenne su edifici storici, ed in barba
all’altra normativa che richiede, per l’installazione, un permesso
del comune, chiesto solo dopo avere proposto alla USL ed al comune
stesso una analisi di impatto ambientale per verificare che non si
superino i famosi 6 Volt/metro di campo elettromagnetico considerando
tutte le sorgenti elettromagnetiche precedentemente installate
nell’area.

Le antenne furono
installate rapidamente, in cavalleria come si dice, in base al
principio che le leggi sono solo per voi, ma non per noi che siamo
‘Legibus soluti’, al di sopra delle leggi. Cioè siamo
fuorilegge.

Dico che queste antenne
sono ancora lì perchè adesso non ve sarebbe
probabilmente più bisogno. Perchè con la banda larga
pubblica telefonica oggi disponibile in tutti gli uffici comunali
italiani le amministrazioni potrebbero avere la loro privata rete
aziendale intranet all’interno di internet appoggiandosi alla ADSL
pubblica e contemporaneamente potrebbero usare la cosiddetta VOIP, il
telefono su internet, magari usando il programma SKYPE che è
gratuito per fare chiamate gratuite tra pc, azzerando istantaneamente
gli elevatissimi costi telefonici.

SKYPE permette telefonate
a costo zero tra tutti gli uffici italiani dotati della stessa
caratteristica che, ripeto, è gratuita per chi ha un PC. Ma il
vantaggio non si ridurrebbe solo all’economia nella bolletta
telefonica (Con SKYPE chiami a partire dal tuo PC non solo qualsiasi
altro pc gratuitamente, ma anche qualsiasi altro numero telefonico
convenzionale (senza PC), fisso o mobile, nel mondo, pagando solo la
tariffa locale di arrivo. Chiami per esempio un numero fisso di Tokyo
da Modena pagando come se tu chiamassi da Tokyo stessa e non da
Modena). Il che fa una differenza non da poco.

Le nostre
amministrazioni, appoggiandosi alla ADSL pubblica, innanzitutto
ridurrebbero tantissimi costi, quelli telefonici per primi, e quelli
della rete ADSL privata poi. L’assessore Stefani potrebbe dirci
quanto ci costa all’anno tenere l’inutile ponte radio del Torrione,
tra costo di impianto e spese di manutenzione.

Con lo stesso ponte
radio, oggi potenzialmente superfluo, che collega ancora Spilamberto
a Vignola, dico superfluo se la amministrazione volesse decidere di
appoggiarsi ad Internet/Intranet via ADSL pubblica, si potrebbe
collegare S.Vito a Spilamberto con una o più linee ADSL
comunali. E i problemì di S.Vito, quelli relativi all’assenza
della banda larga, ed alla difficoltà di avere linee
telefoniche addizionali, sarebbero elegantemente e rapidamente
risolti, visto che il telefono VOIP può andare sulla stessa
banda larga che arriverebbe a S:Vito con questo ponte radio.

Perchè allora non
lo fanno subito? La gente di S.Vito, se fosse veramente interessata
ad avere la banda larga, dovrebbe chiedetelo direttamente ed ad alta
voce a Daniele Stefani, l’assessore spilambertese che si occupa,
sin’ora senza apparenti risultati concreti, dell’informatizzazione
e innovazione tecnologica del comune di Spilamberto.

E se poi questo
suggerimento dovesse incontrare il NIET motivato dell’amministrazione
spilambertese (dopo l’acquisto della Rocca Rangoni le casse piangono,
anzi urlano), allora i cittadini di S.Vito, in blocco, coordinati dal
sindaco, abbandonino Telecom per un altro concorrente che decida di
fornire, alle tariffe correnti, sia il servizio telefonico
convenzionale che la banda larga ADSL. Sollevando un visibilissimo ma
necessario scandalo nazionale sulle incapacità del monopolista
Telecom.

Ing. Giuseppe Venturi


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Un commento

  1. WiMAX è il futuro prossimo venturo
    A conferma di quanto scritto sopra, cito un articolo dal Corriere della Sera Economia di oggi lunedì 11 che piove come il cacio sui maccheroni:

    ” E’ stata certo una coincidenza, ma il 4 dicembre, poco prima dell’annuncio dei contatti ufficiali tra Arturo Parisi (Difesa) e Paolo Gentiloni (Comunicazioni) sulla spinosa questione delle frequenze WiMax, il commissario europeo Viviane Reding invitava i governi del continente a maggiori aperture verso la banda larga.
    Il 5 dicembre il ministero della Difesa precisava di aver «avviato un tavolo di lavoro con il ministero delle Comunicazioni per il progressivo spostamento in frequenza dei propri radar e sistemi di telecomunicazioni dalla banda 3,5 GHz, richiesta per lo sviluppo sul territorio dei servizi supportati dalla tecnologia WiMax».
    Si tratta di una tecnologia radio a banda larga che copre aree di decine di chilometri, con una velocità di trasmissione molto alta. Tanto da proporsi come alternativa al rame e alla fibra nell’ultimo miglio, la linea che collega il cliente agli operatori fissi. In più oggi è disponibile un aggiornamento «mobile» del WiMax che autorizza servizi simili a quelli offerti dalla telefonia cellulare Umts: con una licenza metropolitana, per esempio, è possibile fare concorrenza a operatori fissi o mobili su cui pesano investimenti e costi ben più onerosi. Insomma è solo un primo passo, ma molto importante e lungamente atteso. ”

    In sostanza il WiMax può facilmente e con costi ridotti sostituire tutti i collegamenti in rame, (ma non la fibra ottica come menzionato sopra) cioè i doppini di gelosa proprietà Telecom.
    Il che vuol dire che i primi operatori telefonici che useranno il WiMax si sostituiranno alla Telecom che non avrà altra scelta che installare anche lei postazioni WiMax al più presto (normativamente) possibile.
    Quasi certamente tutti i nuovi quartieri e città un giorno non avranno più il doppino in rame ma il collegamento WiMax che è anche mobile. Una sola antenna per le terre dei castelli risolverebbe subito il digital divide modenese se la si riserva alle zone ‘scoperte’.

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