metti una sera a cena
Contribuito da Roberto Malone
Metti una sera a cena. Dicembre 2005, poco prima delle festività natalizie. La libreria la “Quercia dell’Elfo” organizzava il classico ciclo di serate di presentazione di libri al castello di Vignola, con tanto di incontro con l’autore. L’autore in questione nella serata era Dietlinde Gruber, detta Lilli, popolare mezzo busto girato a trequarti di mamma Rai, eletta nelle fila dell’Europarlamento per i Ds, con il libro: “I miei giorni a Bagdad” frutto dell’esperienza maturata dalla giornalista di Bolzano dall’albergo a cinque stelle “Hilton international”, molto lontano dalle bombe, durante il conflitto iracheno. L’intero ciclo come tutti gli anni viene presentato dal buon Stefano Ferrari, giornalista nativo di Vignola, che si offre per meno di un tozzo di pane immolandosi alla causa. Quella sera però allo stadio Braglia andava in scena il Modena, avversario il Vicenza, da lui seguito in toto orbe terraqueum, dalla Romania alla Sicilia (quindi anche all’estero): non potendo gestire il dibattito, il nostro decideva di incaricare la collega Carla Mazzola, così come lui mezzobusto di E’tv. Ho mancato di dire che, con atto di imperio manco fosse una Grida, nei giorni precedenti l’allora, poi non confermata (oggi in Regione), onorevole Paola Manzini, Ds, si era “invitata” alla serata come co-presentatrice, sostenendo di essere particolarmente amica della Gruber e obbligando le dolci ragazze dell’Elfo ad inserirla in una campagna pubblicitaria supplementare, citata accanto al nome della ben più nota Gruber: il collegio elettorale è pur sempre il collegio elettorale e come bene è noto, in hoc signo vinces (semper).La sera della prima, verrebbe da dire, l’addetta stampa della Manzini, tale Miriam Accardo, telefonava alle signorine Elfo chiedendo se va tutto bene, o se qualcosa no e veniva a sapere dell’assenza del titolare della cattedra, il succitato giornalista Ferrari, e della relativa sostituzione dello stesso con l’omonima di Valentino, ex capitano granata. Apriti cielo, informata la Manzini, gravemente allarmata del fatto che Mazzola è stata in passato eletta nelle fila della Dc per tre legislature a Modena ed oggi è sodale di Carlo Amedeo Giovanardi, Udc, la stessa slegava il guinzaglio alla Accardo che informava del pericolo Daria Denti, assessore no global, vicina ad ambienti extraparlamentari, probabile futuro sindaco di una Vignola che non riconosceremmo.L’ipotesi per le guarentigie Elfe e per il complice Ferrari era disastro colposo, golpe, putsch, roba da Casa Rosada. La Denti, indossato il costume verde nordoreano, prendeva su la cornetta e chiamava le giovani Elfe minacciando: 1) di non dare più il patrocinio all’iniziativa (quello solo hanno sempre dato, di soldi zero) 2) di non dare più il castello, che peraltro è della Fondazione 3) di togliere i manifesti per Vignola 4) di interrompere tutti i rapporti, se non avessero in extremis lasciato alla porta la Mazzola, per fare andare sul palco la politicamente corretta Accardo, che non suona il violino come Salvatore, al massimo il Bontempi. Terrorizzate, le efebiche Elfe contattavano il Ferrari, già allo stadio con tanto di cuffia il quale consigliava di tenere duro e che, in fin dei conti, trattavasi pur sempre di iniziativa privata, eccheccazzo.Le socievoli Elfe tenevano appunto duro, anche se Bossi non c’entra nulla, l’ipotesi Mazzola passava, la Denti era costretta a digrignare il suo cognome, confermando di passare l’indomani alle vie di fatto dalle minacce di cui sopra. Ma c’è un colpo di scena: si votava la Finanziaria in quelle ore e la Manzini era costretta a rientrare dall’aeroporto di Fiumicino, immediatamente a Montecitorio, per una votazione notturna: declinava pertanto l’invito, senza scuse. E’ la patria, dolcezza.Cominciava la serata, regolarmente, il Castello è pieno come un uovo. Gruber e Mazzola, due carneadi, siedono al di là del tavolo di presentazione, trecento persone sono sotto di loro, che ascoltano, applaudono, sorridono, ridono, riapplaudono, alla fine si alzano chiedono autografi, li ricevono anche dall’incolpevole Mazzola, si complimentano con tutti, anche con il sindaco Roberto Adani che era lì per prendere applausi, anche con la Denti che era lì perché non c’era la Manzini. Insomma, un successo della Madonna, cose rare da queste parti.Espletate le formalità editoriali, il gruppetto si trasferiva alla vicina Osteria della Luna, da Tondelli, dove era pronta una fumante pasta e fagioli. Il sestetto di partenza era composto dalle scabrose Elfe, dalla Mazzola, dall’emissario editoriale Rizzoli, dalla Gruber e, pensate un po’, dalla assessora Denti. La quale, prima di sedersi acanto al mezzobusto bolzanino, si avvicinava e con fare istituzionale no global, da novella Heidi Giuliani, salutava così la regina delle anchorwoman: “Buonasera, mi presento, sono Daria Denti assessore alla Cultura del Comune di Vignola. Le porto i saluti dell’onorevole Paola Manzini, che lei ben conosce, ma che purtroppo pur annunciata non ha potuto intervenire sul palco insieme a lei per la presentazione del suo libro”.La Gruber, strabuzzava gli occhi, osservava stupita le pupille degli astanti, si girava verso la Denti e rispondeva : “Ma chi è sta Mancini?”.Il resto, è stato tutto un ribollir di pentole.
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