Il calcio gate? Francamente me ne infischio
Contribuito da lemme
“Non si tratta di torto o di ragione; si tratta di forza”.
A. Manzoni, “I Promessi Sposi”, cap. II
“Sono stanco di subire ingiustizie. Rivogliamo indietro 2 scudetti”
S. Berlusconi (Lo chiamavano Trinità)
Io non so se vi ricordate di quando Luigi Pirandello scriveva quelle belle pagine sull’umorismo, parlando di avvertimento del contrario (che faceva ridere) e di sentimento del contrario (che faceva piangere e/o riflettere). Personalmente, io sul calcio – gate (preferisco non dire football gate, per segnalare comunque le radici tutte italiane di questa vicenda) non riesco ancora ad andare oltre l’avvertimento del contrario. Nel senso che mi fa solo ridere. Credo che uno scandalo tale potesse scoppiare solo nella nostra Penisola, per svariati motivi. Innanzitutto, l’Italia è carica ancora di un moralismo di facciata che non permette al marcio di uscire subito fuori, ma se lo tiene dentro finché il bubbone non scoppia del tutto, perché non è mai decoroso e conveniente mostrare la lebbra anche quando tutti sanno che sei un lebbroso. Riprova di questa affermazione, è la questione che i tifosi della nazionale italiana si chiedono ormai insistentemente da qualche giorno: ma che figura faremo ora ai Mondiali? Come appariremo agli occhi del mondo? A me verrebbe voglia di rispondere: ecchissenefrega? Ma non tengo per la Nazionale dell’Uliveto…
In secondo luogo, il calcio – gate poteva scoppiare solo in Italia per una ragione storico – culturale. Non dimentichiamo infatti che il calcio, per fortuna o purtroppo, non nasce nel ristorante per vip del Meazza, o sull’erba dell’Olimpico. Il calcio è uno sport di squadra che si fonda sui campi polverosi di provincia, sulle bestemmie per un fuorigioco ingiusto o per un gol annullato, su spogliatoi decrepiti dove le docce sono fredde in inverno e calde in estate, sulle fughe da dottrina e sui compiti non fatti perché c’era allenamento o perché c’era la partita. Da questa solida base culturale, che fino all’inizio degli Anni Novanta (ricordate?) fece arricciare il naso anche al Vaticano (poi sono arrivati gli anticipi e i posticipi anche per la messa e la dottrina) si è naturalmente formata anche la classe dirigente del calcio che conta, dei cosiddetti “professionisti”, per intenderci. Questo contesto, insomma, è stato vissuto e convissuto anche dai vari Moggi, Giraudo, Bettega e compagnia. Anche da chi si è fatto strada in televisione, come Aldo Biscardi, che ha sempre offerto momenti di lirismo puro i quali dimostravano la base storico-culturale del calcio italiano: quella dell’ignoranza, della povertà intellettuale, della miseria più negra…Il tutto con l’aggravante, appunto, di moltiplicare questa situazione all’ennesima potenza grazie alla “Verità” della televisione, l’elettrodomestico più diffuso in Italia ma anche il più pericoloso. Pensate a quanta gente è defunta (intellettualmente, s’intende) davanti alla tv affannandosi a commentare un iperbole di Mosca piuttosto che un moviolone del processo o piuttosto ancora una provocazione di Piccinini. E adesso che col digitale terrestre o con un semplice sms possiamo dire la nostra, ovvero partecipare al fantomatico “televoto”, l’impressione che vogliono farci avere (il soggetto è generico perché non conosco bene i nomi di questi signori, ma so che esistono) è quella di una tv più “intelligente”, più attenta ai desideri della gente, ma per come la penso io è un ulteriore abbassamento verso i desideri del popolino, di coloro che lavorano tutto l’anno e avranno pure il diritto a godersi un campionato regolare…
Dicevamo più sopra che il calcio gate poteva scoppiare solo in Italia per diversi motivi. Beh, un altro è il sistema tutto nostro delle amicizie, dei clientelismi, dei favori…Non esistono solo le visite mediche prioritarie per i raccomandati. Probabilmente questo è un retaggio della nostra storia borbonica, del nostro pragmatismo “o Francia o Spagna basta che se magna”. Non dobbiamo quindi stupirci se anche agli arbitri sono stati richiesti favori…alla fine il calcio è poi sempre un gioco.
Già dopo queste considerazioni, forse qualcuno si starà domandando qual è la mia tesi o dove voglio arrivare. Quando si ride soltanto non c’è mai una tesi. O, almeno, è una tesi che sa di beffa. Mi diverte Moggi che telefona. Non mi fa piangere e riflettere. Perché è specchio di un costume, della cultura di un intero popolo. Vogliamo guarire il calcio e non ci accorgiamo che questo cancro investe settori ben più importanti e fondamentali. Comunque, mi si potrebbe obiettare, da qualche parte bisognerà pure cominciare…Va bene, iniziamo anche dal calcio. Mettiamo in prigione Moggi e i suoi tentacoli. Ma non cambierà nulla. L’unica vera novità sarà forse che l’Inter riuscirà a qualificarsi per la Champions League senza i preliminari. Ma non cambierà nulla perché ci sarà ancora, e sempre di più, la televisione, con i suoi diritti e le sue prerogative. Se non ci sarà più Moggi ad assicurare una partita, ci penserà la tv, che non può permettersi di vedere sbugiardata una squadra di cui ha comprato i diritti. E così le grandi rimarranno grandi, e le piccole rimarranno piccole. Perchè in fondo in fondo, come già scriveva il succitato Manzoni, qui non si tratta di torto o ragione: qui si tratta di forza!
P.S. Sto godendo anche per tutte le partite che stanno mettendo sotto accusa. Ora, qualsiasi errore arbitrale pro Juve è diventato una vera e propria fenomenologia dello spirito, per arrivare ad una chimerica catarsi.
P.P.S. La storia delle scommesse di Buffon mi fa ancora più ridere. Se voi sapeste come va a finire una partita, preferireste gli interessi bancari o quelli di un bookmaker? Risposta borboneggiante: “Aòò! Achi, nesciune è fesso!”
Un tifoso della Juventus (che non vuol dire juventino)
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Anch’io me ne infischio, ma un po’ meno
Sono d’accordo sul fatto che dopo il calcio-gate si puo’ riuscire comunque a dormire sonni tranquilli, anche chi, come te, tifa juventus.
Sono meno d’accordo su due cose: la prima, che uno “scandalo” di tal genere potesse uscire solo in Italia….forse noi siamo talmente abituati a quello che gli altri dicono di noi che alla fine ci autoconvinciamo di essere solo furbi e truffatori, ma è altrettanto vero che non mi sembra meno grave quello che è successo più o meno un anno fa con gli arbitri in Germania o una decina di anni orsono con lo scandalo Tapie-Marsiglia.
La seconda è che punire non servirà a niente: intanto (sempre che ovviamente i responsabili vengano sanzionati come meritano) darebbe enorme soddisfazione a chi tifa per una squadra piccola, onesta, attenta al bilancio e che, magari, per sua sfortuna, in passato ha subito penalità, squalifiche, retrocessioni (peraltro giuste) e non ha mai visto punite le cosiddette “grandi” del calcio.
Non dimentichiamo che esiste anche chi riconosce valore alla vittoria e alla sconfitta sportiva guadagnate sul campo; inoltre finalmente chi ha vinto in maniera pulita potrà camminare a testa alta.
Un altro “grande evento” che mi farà dormire comunque senza sconvlogermi sarà l’uscita di scena di Moggi: qui, scusate, ma un bel macchissenefrega! ci sta proprio bene.
Poi è chiaro che in Italia siamo tutti allenatori e siamo anche tutti giudici, perciò ognuno si farà giustmente la propria opinione