ritratto di donna in un interno persiano
riceviamo e volentieri pubblichiamo
Dalla CdM del Carlino di oggi: ”Spilamberto, opportunità per donne straniere — Si svolgerà sabato, dalle 15.30 alle 17.30, presso la Biblioteca comunale il primo di sette incontri rivolti alle donne straniere del territorio spilambertese. Lo scopo è di favorire l’incontro tra donne, straniere ed italiane, per conoscersi e mettere in comune le proprie storie.”
L’inizio pare bello ma secondo me è ipocrita. Si rivolge alle donne francesi? A quelle inglesi? Alle svedesi, notoriamente poco emancipate? Dubito. Forse intendono ‘extracomunitarie’? Cioè svizzere? O canadesi? O statunitesi? Magari australiane. Da tutte queste le nostre donne hanno solo da imparare! E allora?
Vuoi vedere che si rivolge alle musulmane imburkate? Senza avere il ‘coraggio’ di nominarle. Confessando tacitamente che musulmano è una parola da non usarsi. Come dire sottosviluppato. Perchè poi? Non si sa mai… diranno. E cosa si scambieranno? Pettegolezzi su come o cosa ‘fanno’ i rispettivi mariti nel talamo? Misteri dell’harem? Se ‘va’ meglio circonciso o no? No, niente di tutto questo.
Si parlerà di emancipazione. Come dire che le musulmane sono arretrate? Ma perchè poi vogliono emanciparle? Perchè vengano poi ripudiate dalle loro famiglie? Io credo che la vera motivazione sia subdola e sottile: vogliono ’emanciparle’ presto, per paura, per terrore che se le musulmane non diventano come le indigene, con l’ombelico all’aria, potrebbe un giorno toccare alle indigene dovere diventare come le musulmane, ed imburkarsi pure loro.
Perchè, democraticamente, quando i musulmani saranno in maggioranza, detteranno loro le regole del gioco. Certo che se poi all’incontro potessero partecipare anche gli uomini, sia spilambertesi che stranieri, le opportunità di integrazione incrociata sarebbero maggiori.
O il comune di Spilamberto è sessista alla musulmana, gli uomini di qua e le donne e i bambini di là? Non credo che tutte le donne straniere di Spilamberto siano musulmane e sposate. Ma anche se lo fossero, dobbiamo rinunciare all’integrazione? Sia verticale che orizzontale, dicesi integrazione trasversale. Non suona ‘politically correct’?
Ing. Giuseppe Venturi
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Ammetto l’ignoranza..
…e la faccio molto semplice.
Arrivati a questo punto sono anch’io favorevole all’integrazione degli stranieri (tra cui i musulmani, ovviamente) a patto che rispettino le regole….tutte! A me non interessa un fico secco se le donne musulmane vogliono girare col velo o senza o se preferiscono girare con l’ombelico scoperto condito di piercing, come non mi interessa se vogliono pregare rivolte verso la Mecca…è un loro diritto e lo rispetto.
Dico, però, che chiunque decide (o è costretto) a venire a vivere in Italia deve rispettare le regole costituite, almeno fino a quando queste non cambiano, anche se contrastano con religione, filosofia, usi e costumi della propria terra.
Banalizzo ancora di più la questione: se mangio sempre con le mani e sono ospite a cena di una famiglia che usa le posate, le uso anch’io…per una sempplice questione di rispetto.
Detto questo, se le donne di tutto il mondo si vogliono trovare a parlare di quello che più piace loro, che lo facciano pure! Che problema c’è?
No Problems
Nessun problema se le donne si scambiano punti di vista. Tanto non cambierà nulla perchè le musulmane continueranno a fare quello che viene loro ordinato dagli uomini di famiglia che seguono le regole dettate dal loro imam. Lo vediamo leggendo la cronaca di tutti i giorni. E poi, come dicevo, potrebbe capitare che ad imburkarsi siano le nostrane. Se si vuole cambiare qualcosa bisogna convincere prima l’imam. Poi gli uomini tutti. Cantarla alle donne suona bene, ma è aria fritta. Cantarla invece ai musulmani è tutt’altra musica.