Paintball all’Arboreto: cosa ha deciso Riccione

Paintball all’Arboreto: cosa ha deciso Riccione

1) Non è un divieto al paintball in tutta Riccione.

La notizia può sembrare semplice: il Comune avrebbe vietato il paintball a Riccione. In realtà la decisione è più circoscritta. La Giunta ha espresso un indirizzo contrario alla realizzazione di un campo nell’area dell’Arboreto Cicchetti, accanto al ristorante e all’interno di uno spazio verde pubblico affidato in concessione.

Questa distinzione è importante. Non risulta un divieto generale dello sport sul territorio comunale e non è corretto trasformare automaticamente il provvedimento in una battaglia ideologica contro il paintball. Il punto amministrativo riguarda la compatibilità di una nuova attività con la destinazione del parco e con il progetto approvato per la sua gestione.

2) La motivazione indicata dal Comune.

Secondo la ricostruzione del provvedimento comunale, l’Arboreto è stato concepito come un intervento unitario per valorizzare l’ambiente naturale, privilegiando iniziative rivolte a famiglie con bambini, studenti e turisti. La Giunta ha ritenuto che il campo da paintball non fosse coerente con questa vocazione.

C’è poi un elemento contrattuale meno appariscente, ma decisivo. Ogni modifica a strutture, impianti, attrezzature e arredi rispetto al progetto presentato in gara deve essere autorizzata preventivamente dal concedente. La stessa regola vale per le attività nuove non comprese nel progetto originario.

Il Comune ha quindi stabilito che qualsiasi futura proposta di modifica, ampliamento o integrazione dovrà essere sottoposta prima alla Giunta, affinché ne verifichi la coerenza con la concessione e con gli indirizzi di valorizzazione del parco. Il provvedimento è stato dichiarato immediatamente eseguibile e gli uffici sono stati incaricati degli adempimenti conseguenti.

3) Le proteste delle associazioni.

La decisione è arrivata dopo la presa di posizione di dieci realtà ambientaliste e animaliste del territorio riminese. Le associazioni avevano chiesto di fermare l’attività, sostenendo che un’area verde pubblica non fosse il luogo adatto a un gioco fondato sulla contrapposizione tra squadre.

Nella loro richiesta rivolta all’amministrazione comparivano anche temi distinti dal paintball: lo stato delle alberature, la tutela della flora e della fauna e le trasformazioni che, secondo le firmatarie, avrebbero interessato l’Arboreto negli anni precedenti. Queste affermazioni vanno considerate per ciò che sono, cioè contestazioni delle associazioni, e non fatti definitivamente accertati dal provvedimento sul campo.

Ridurre tutto alla definizione di «gioco di guerra» rischia comunque di impoverire il confronto. Si può discutere della collocazione di un’attività senza demonizzare chi la pratica e senza fingere che ogni gioco competitivo abbia necessariamente un significato violento.

4) La questione vera: come si usa uno spazio pubblico.

Io credo che il nodo più interessante sia un altro: quando un bene pubblico viene affidato a un gestore privato, fino a che punto possono cambiare le attività previste? La risposta non può dipendere soltanto dal gradimento personale verso il paintball. Servono regole trasparenti, un progetto chiaro e controlli applicati nello stesso modo a tutti.

Da una parte, un parco deve poter vivere. Attività sportive, ricreative e commerciali possono portare persone, manutenzione e risorse. Dall’altra, una concessione non può diventare un’autorizzazione generica a introdurre qualsiasi iniziativa. Il gestore deve rispettare l’identità del luogo e l’amministrazione deve motivare le proprie decisioni con criteri verificabili.

La sequenza corretta dovrebbe essere questa:

  • verificare che l’attività sia prevista dalla concessione o possa esservi integrata;
  • valutarne l’impatto sul verde, sul rumore, sulla sicurezza e sugli altri frequentatori;
  • ascoltare gestore, cittadini e associazioni senza attribuire a nessuno un diritto di veto automatico;
  • adottare una decisione motivata e accessibile a tutti.

5) Una lezione utile anche per Vignola.

Il caso di Riccione interessa anche chi vive a Vignola. Ogni comunità deve decidere come usare parchi, impianti e aree affidate in concessione. I conflitti nascono spesso quando le destinazioni non sono definite bene all’inizio oppure quando un progetto cambia senza un confronto sufficientemente chiaro.

La tutela ambientale non dovrebbe essere usata come formula buona per ogni diniego, così come la libertà d’impresa non può cancellare i vincoli di un bene pubblico. Un’amministrazione credibile deve spiegare quali impatti ha valutato, quali obblighi contrattuali si applicano e perché una proposta è compatibile oppure no.

In questo caso, dunque, la formula più corretta non è «Riccione vieta il paintball». Il Comune ha fermato una specifica iniziativa nell’Arboreto Cicchetti perché ritenuta non coerente con la destinazione e con la concessione dell’area. Si può condividere o criticare la scelta, ma conviene partire da questo fatto.

6) Passa all’azione.

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Le piccole notizie che costruiscono una comunità.

Tu come avresti deciso? Scrivi il tuo parere nei commenti oppure lascia una domanda: rispondo sempre volentieri.


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